Un agente pubblicitario arrivista e maneggione risponde a una chiamata in una cabina telefonica. Con minacce vere e presunte chi sta dall’altro capo del telefono lo costringe a obbedire ai suoi voleri.,Pare che anche Alfred Hitchcock si fosse interessato a questo soggetto, e in effetti gli ingredienti che piacevano al grande regista ci sono tutti: l’unità di spazio e di tempo, la suspence, il delitto, un assassino che si svelerà solo alla fine e dopo un colpo di scena, il dramma ma anche l’ironia. Il film parte con un breve prologo che mette a fuoco il protagonista, Stuart, un simpatico millantatore che s’industria con successo per fare pubblicità ai suoi protetti col minor sforzo possibile, pagando il meno possibile e guadagnando più che si può. Ma non appena Stuart alza incuriosito il ricevitore di un telefono pubblico che sta squillando, la New York di successo dove si muove come un pesce nell’acqua sparisce, inghiottita dal delirio di un misterioso osservatore armato che tiene in scacco l’uomo nella cabina, pronto a dimostrargli che le sue minacce non sono uno scherzo, e che morirà se uscirà da lì o poserà la cornetta. La tensione del film parte subito ad alta velocità, e mantiene lo spettatore teso e affascinato al tempo stesso, curioso di sapere come andrà a finire e chi l’avrà vinta, se il pazzo con un arma o il poveraccio nella cabina, costretto anche a mettere in piazza tutti i suoi veri o presunti peccatucci. Lo spettacolo è comunque intrigante, e i protagonisti sono all’altezza: Colin Farrel (già visto nel ruolo dell’investigatore che insegue Tom Cruise in “Minority Report” ) ha la giusta faccia da schiaffi, che si trasforma via via in una smorfia di paura, e Forest Whitaker (“Smoke” “Ghost Dog”) nel ruolo del detective che intuisce che l’uomo nella cabina è vittima e non criminale. ,