Siamo a Capo Leuca, nel profondo Salento pugliese. Quattro donne di tre generazioni diverse (nonna, due figlie e una nipote) si trovano improvvisamente senza lavoro. La piccola impresa di sartoria di famiglia è costretta a chiudere per l’implacabile concorrenza cinese e per la crisi economica. L’unico figlio cerca fortuna emigrando in Svizzera. Alle donne non resta che rifugiarsi nella casa di campagna e provare a rifarsi una vita. La strada per sopravvivere e per ripartire non è semplice ma la terra le aiuta. Coltivando con passione l’orto di famiglia arrivano ad avere a diposizione frutta e verdura sufficiente per scambiarla con altri prodotti (il baratto è un aspetto importante del film) o per rivenderla ai piccoli negozi del paese; così la vita riparte e anche così si può sconfiggere la crisi. Malgrado le differenze, le tensioni – la nipote aspetta un bambino ma non si sa chi sia il padre – e le liti, il nucleo familiare rimane comunque unito facendo percepire allo spettatore quella Grazia di Dio che dà il titolo a questo bel film di Edoardo Winspeare (Sangue vivo, Galantuomini, Il miracolo) che lo ha costruito attorno ai volti e alla bravura delle quattro attrici. Proprio grazie al ritorno alla propria terra e alla forza dei legami familiari, sembra dire il regista, è possibile uscire da situazioni difficili. Magari non perfetto e dai tempi in alcuni casi un po’ dilatati, In Grazia di Dio riesce a entrare sottopelle allo spettatore che difficilmente ne rimarrà indifferente. In sede di presentazione del film, Winspeare ha ricordato che tutta la troupe ha girato essendo pagata al minimo sindacale. Attorno al set, però, si è creata una notevole solidarietà da parte degli abitanti e dei fornitori che hanno cominciato a regalare alla troupe ogni sorta di beni di consumo, pane, frutta, verdura in così grande quantità che sono stati poi suddivisi tra tutti alla fine del film, a completamento dello stipendio. Un piccolo aneddoto che rappresenta bene lo spirito con cui è stato realizzato In Grazia di Dio e il messaggio che vuole lanciare.,Stefano Radice,