Stati Uniti, 1933. Jim Nolan (Nat Wolff) è un giovane ma inesperto attivista che sogna più diritti per i lavoratori anche per onorare la memoria del padre. Conosce il brillante e carismatico compagno Mac McLeod (James Franco), un sindacalista radicale con il quale si infiltra in un gruppo di braccianti raccoglitori di mele della California con l’obiettivo di renderli consapevoli dei loro diritti e di indurli allo sciopero contro il salario da fame con cui vengono pagati. Sono infatti gli anni della Grande Depressione, e il proprietario terriero Chris Bolton (Robert Duvall) ha ridotto drasticamente le tariffe (da tre dollari a un dollaro al giorno). Per organizzare uno sciopero, però, c’è bisogno che i lavoratori si organizzino e che siano compatti dietro a un capo. Tutti sono d’accordo nel nominare London (Vincent d’Onofrio), un uomo leale, onesto e rispettato. Più va avanti lo sciopero, però, e più le divisioni e le incomprensioni affiorano. Resistere alla fame e alle provocazioni degli scagnozzi di Bolton è sempre più difficile. Ai braccianti non resta che una soluzione, arrivare allo scontro finale: vincere o morire…

In Dubious Battle – Il coraggio degli ultimi è un racconto corale tratto da uno fra i più potenti e forse meno conosciuti romanzi di John Steinbeck, tradotto nell’edizione italiana da Eugenio Montale con il titolo La Battaglia. Come il romanzo, anche il film affonda le sue radici nell’America in miseria negli anni della Grande Depressione. James Franco è sicuramente un regista e attore coraggioso e lo si vede nel tentativo di portare sullo schermo l’opera di Steinbeck (nel 2013, in As I Lay Dying aveva portato sullo schermo Mentre morivo di William Faulkner). Il film ruota prevalentemente attorno alla figura di Jim e al suo percorso di crescita e di presa di coscienza dei valori per cui può combattere; in un certo senso siamo di fronte a un film di formazione. Non bisogna pensare, però, che Franco realizzi un lavoro manicheo in cui i buoni sono da una parte e i cattivi dall’altra. Certo, la sua simpatia va ai lavoratori ma per sé tiene il personaggio di Mac, un idealista freddo e cinico pronto anche a sacrificare le cose a cui più tiene pur di raggiungere il suo scopo; i suoi comportamenti e le sue strategie non sono sempre limpide, anzi.

Non tutto, comunque, funziona a dovere nella sceneggiatura. Le parti melò (la storia sentimentale tra Jim e una giovane lavoratrice con un figlio appena nato) risultano un po’ stucchevoli e anche alcuni snodi politici non sempre sono chiari (ad esempio il comportamento di alcuni traditori). Però il messaggio allo spettatore arriva forte e chiaro: Franco riesce a farci immergere nell’America degli anni 30, portando alla luce eventi e movimenti che si conoscono poco. Il film, inoltre, è impreziosito dalla bravura di alcuni attori: oltre a Sam Shepard, purtroppo deceduto poco prima dell’uscita del film nelle sale italiane, si vedono e si fanno apprezzare Robert Duvall (nei panni dello spietato proprietario terriero Bolton) e Ed Harris (un vecchio sindacalista); averli nel cast è sempre un valore aggiunto anche da “non protagonisti”.

Stefano Radice