In occasione della Bologna Design Week (23 – 28 settembre) e all’interno di un fitto calendario di eventi, talk ed esposizioni che animano il centro della città in questi giorni, i Manetti Bros. hanno incontrato martedì 24 settembre il pubblico bolognese in un dialogo con Andrea Romeo (direttore di Biografilm Festival) e Stefania Zolotti (direttrice della testata online Senza Filtro), dichiarando il loro amore per la città e ripercorrendo le tappe cruciali della loro carriera.

Registi poliedrici e impegnati trasversalmente in lungometraggi e serie tv, dopo il successo di Ammore e malavita (David di Donatello per miglior film nel 2018) e della settima stagione dell’Ispettore Coliandro, i Manetti Bros. si preparano a fare ancora tappa a Bologna per le riprese di Diabolik, attesissimo film su uno dei personaggi più iconici del fumetto italiano. Nel film troveremo attori del calibro di Luca Marinelli – sarà Diabolik dopo la Coppa Volpi per Martin Eden alla 76ma Mostra del Cinema di Venezia – ma anche Valerio Mastrandrea nei panni dell’Ispettore Ginko e Miriam Leone in quelli di Eva Kant. Come annunciato dagli stessi registi, il set per le riprese sarà itinerante e si dividerà tra le strade di una Milano in stile Clerville, Trieste per le scene marittime e una Bologna collinare per gli interni e i paesaggi. I due, che nel ricordare il loro rapporto con la città si sono definiti  «esseri umani romani e registi bolognesi», hanno scelto ancora una volta Bologna non tanto per necessità artistiche, quanto per un affetto verso i suoi abitanti e le sue atmosfere, che li legano a questo luogo sin dalle primissime stagioni dell’Ispettore Coliandro: «Puntata dopo puntata l’Ispettore Coliandro ha conquistato i cuori dei bolognesi, inoltre parte della nostra troupe è bolognese, e noi abbiamo l’abitudine a ripeterci, a continuare a lavorare e intrattenere rapporti con i professionisti che abbiamo formato e che ci hanno seguito fin qui». Questa «grande famiglia» che torna a lavorare insieme ha come punto di forza anche alcuni attori affezionati, tra i quali spicca Giampaolo Morelli, attore napoletano e protagonista della serie, che con i due registi ha collaborato anche ai film Piano 17, Song’eNapule e Ammore e malavita. Altro attore e amico dei Manetti, più recentemente noto nelle vesti di regista, è Gabriele Mainetti che per i due registi romani ha recitato in una puntata della serie Crimini, e che con il suo Lo chiamavano Jeeg Robot ha «cambiato radicalmente quello che i produttori chiedono ai registi nei film tratti da fumetti. Ancora adesso noi stiamo combattendo con i nostri finanziatori perché non vogliamo che Diabolik sia un film di supereroi, per il semplice fatto che il nostro protagonista, come nel fumetto, non lo è! E Jeeg Robot è stato un punto di svolta in questo».

Divisi poi tra cinema e serialità entrambi hanno da sempre creduto che anche le serie tv potessero trasmettere un’istanza autoriale, e non solo «l’idea della mera esecuzione di maestranze del cinema»; da spettatori amano poi solo quelle serie «che portano a conclusione una storia» senza annacquare la sceneggiatura per scopi economici, e che, come il cinema «ci permettono ancora di sognare e immergerci in un’altra realtà». Una realtà umana di condivisione di un’esperienza è invece ancora quella della sala cinematografica, che a detta dei due è solo falsamente in concorrenza con le piattaforme di video on demand: «Il cinema nelle sale non ha alcuna ragione di morire, perché uscire la sera con un gruppo di amici e andare a godersi un film, poi una cena insieme e passare delle ore piacevoli fa parte dell’esperienza cinematografica. Vedere un film sul cellulare non può reggere il confronto con la condivisione di questi momenti». Un cambiamento nel mercato piuttosto che un rischio di estinzione dell’esperienza cinematografica, che continua ad essere preservata grazie alle cure riservate ai cinema nei centri storici come quello di Bologna: provvisto di 20 cinema per un totale di circa 40 sale e animato da una enorme quantità di iniziative culturali durante tutto l’anno, la rinascita della città di Bologna come punto nevralgico per la cultura e il turismo italiano è testimonianza di un fermento creativo che Marco Manetti ha definito «ineguagliabile in tutta Italia e forse nel mondo» e che, aggiungeremmo noi, speriamo possa continuare a crescere offrendo nuovi orizzonti – anche lavorativi – per le più giovani generazioni.

Maria Letizia Cilea