È l’ultimo film di un grande Maestro scomparso da pochi giorni. E a detta di tutta la critica, è anche il film più bello e significativo di questi primi giorni del festival della Capitale, la Festa del cinema di Roma (13/23 ottobre). Stiamo parlando di Afterimage di Andrzej Wajda (titolo originale polacco, Powidoki), che abbiamo visto anche noi di Sentieri del Cinema nella proiezione per la stampa per anticiparvene i contenuti. Un’opera molto classica come impostazione che, al di là della situazione contingente, ha davvero tutta l’aria di un testamento artistico.

È la storia del pittore polacco Wladyslaw Strzeminski, figura di spicco dell’avanguardia artistica del ’900. Wajda raffigura un artista e un maestro che ha creduto nella rivoluzione, ma soprattutto nell’arte come espressione dell’umano, e che dopo la seconda guerra mondiale nella nuova Polonia comunista non ha spazio perché il partito propina un’arte “ideologica”, che si traduce sostanzialmente nel realismo socialista. Il vecchio professore (che oltretutto è senza un braccio e una gamba dalla Prima Guerra Mondiale) non può tacere quello che pensa e perde il posto nell’Accademia da lui stesso fondata, e poi pian piano è ridotto in povertà: senza nemmeno potere più fare né l’artista, ma neppure l’imbianchino. E alla fine non poter nemmeno dipingere perché non può comprare i colori.

La sua parabola è tragica ma piena di dignità e il film non nasconde nemmeno l’effetto che questa vicenda ha su sua figlia, una ragazzina che vive con la madre (altra grande artista che muore in povertà) e che ama quest’uomo eccezionale ma rendendosi conto solo in parte degli effetti inevitabili che la sua condanna ha su di lei (o semplicemente non vuole cedere per amore di fronte ai ricatti del potere).

Afterimage è un film costruito in modo molto classico, ma curatissimo anche dal punto di vista formale (molte inquadrature sembrano quadri, e non c’è da stupirsi considerando l’oggetto del racconto) . il titolo si riferisce alla teoria della visione del professore: in sostanza l’arte nasce da quell’“impressione” che la visione lascia nell’occhio umano e ognuno vede in modo diverso, con la sua storia e la sua vita, e può solo condividere qualcosa che già possiede…

Tutti gli attori polacchi del cast, al solito, sono bravissimi; la narrazione è semplice e senza scosse. Con una netta divisione tra coloro che muoiono piuttosto che rinunciare ai propri ideali e convinzioni e chi a vario titolo scende a compromessi per sopravvivere…

Laura Cotta Ramosino