Pappi Corsicato, assente dal cinema da sette anni, si ispira al romanzo di Heinrich von Kleist, La marchesa von O. (già portato al cinema, in versione seria, da Eric Rohmer negli anni 70), per allestire una farsa zeppa di citazioni in stile colorato che guarda decisamente a Pedro Almodòvar. La bella Caterina Murino è Veronica, che porta avanti con la madre (un’ottima Valeria Fabrizi) un negozio di abbigliamento. Con il marito Mario il menage è sul punto di andare in crisi: non tanto perché lui – rappresentante di concimi – la tradisce in continuazione con clienti e mogli di clienti (Veronica non se ne accorge), quanto perché non arriva il figlio tanto (da lei) desiderato. E quando i due si sottopongono i test di sterilità, si scopre che è Mario a non poter avere figli. Ma, sorpresa, proprio quel giorno la moglie scopre di essere incinta. Dopo scenate, rotture, idee strampalate (che sia un evento divino, si chiede lei?), il ricordo di una notte in cui fu aggredita le si riaffaccia alla mente. Ma chi può averla violentata, mentre era svenuta? ,Classico film da bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dell’umore e delle aspettative. Non amando lo stile di Corsicato non ci aspettavamo molto da ‘Il seme della discordia’. Che, al netto di qualche situazione irritante e a tratti perfino rasente la blasfemia (la donna a un certo punto pensa di aspettare un bimbo alla maniera della Madonna, e per questo viene pesantemente irrisa da una, falsa, suora), è una buona commedia; kistch, ma volutamente. Superficiale, ma a tratti innegabilmente divertente e con uno sapiente di ritmo e colori (gli arredi sembrano recitare, ha scritto giustamente qualcuno). Che si diverte ad accumulare citazioni (simpatiche per i pochi cinefili fissati, inutili per i tanti che non colgono i riferimenti, irritanti per chi dopo un po’ scopre un giochino che rischia di essere fino a se stesso), non solo dal citato Almodòvar (c’è una gravidanza simile a Parla con lei, la Ferrari ricorda la Cruz di Volver e la Loren di mille film), ma anche da American Beauty (la peggiore), dalla Corazzata Potemkin, da Via col vento, da Kill Bill e da tanti altri film…,Dopo una partenza a razzo, il film si squaglia un po’ (forse colpa della fretta di finirlo per poterlo presentare al festival di Venezia?). La parte “gialla”, poi, è prevedibilissima (alzi la mano chi non indovina la soluzione mezzora prima della protagonista…). Ma il film di Corsicato finisce in un modo tutto sommato interessante: a quello che sembrerebbe un “inevitabile” aborto al culmine di un matrimonio che va in pezzi, fa seguito l’accettazione di una vita portata in grembo e anche il perdono coniugale. Con l’aria di non crederci fino in fondo, è vero; e di riempire l’inquadratura di immagini come contrasto con un vuoto di senso di cui la realtà sarebbe sede. Ma in genere questo tipo di film finisce al contrario, e credendoci pure.,Antonio Autieri