Si può parlare di demonio ed esorcismo senza fare dell’horror da quattro soldi o cadere nel ridicolo? L’esorcista di William Friedkin c’era riuscito, anche usando crema di piselli e qualche altro effettaccio; L’esorcismo di Emily Rose aveva scelto un taglio da “legal thriller”, che gettava sul piatto questioni di fede realistiche e delicatissime, mantenendo la tensione ai massimi livelli per tutto il film. Ne Il rito, tutto invece sembra in partenza scialbo e annacquato, e anche le scene che dovrebbero impaurire lo spettatore risultano ampiamente prevedibili. Michael Kovac è un giovane che aiuta il padre titolare di un’agenzia di pompe funebri: prepara i cadaveri per le esequie e intanto spera di andarsene da quel mestiere e dalla cittadina dove vive. L’unica possibilità gli pare il seminario: non ha la vocazione, ma potrà studiare. Ma il suo progetto di abbandonare alla soglia del sacerdozio viene rimandato, quando il rettore del seminario gli chiede di andare per un paio di mesi a Roma per seguire le lezioni di un esorcista. Già dalle prime lezioni Michael è portato a pensare che i casi di esorcismo presentati durante le lezioni possano essere ricondotti nell’ambito clinico, ma quando manifesta i suoi dubbi gli viene chiesto di affiancare un anziano prete gallese (Anthony Hopkins) che vive da solo e pratica gli esorcismi. Molte delle azioni del vecchio sacerdote appaiono agli occhi di Michael come trucchi da prestigiatore o consigli di buon senso, ma presto si accorgerà che c’è dell’altro. ,Tralasciando la ricostruzione dell’ambiente (come al solito, una Roma assai improbabile ed interni assai approssimativi), il film ha l’onestà di trattare le figure del sacerdote e del seminarista in maniera corretta e rispettosa, rendendo realistico anche l’atteggiamento del protagonista nei confronti della vocazione e del sacerdozio. Meno credibile risulta invece Anthony Hopkins, che cerca di assomigliare a Padre Brown per trasandatezza e comportamento bizzarro, ma al di fuori delle indubbie capacità interpretative dell’attore, il personaggio non viene fuori, non coinvolge e soprattutto non si ha l’impressione che quell’uomo stia lottando veramente contro una manifestazione così tremenda e personificata del male. Tratto dall’omonimo libro di Matt Baglio che afferma trattarsi di vere esperienze, Il rito ha l’effetto di lasciare lo spettatore nello stesso scetticismo del suo protagonista.,Beppe Musicco,