Il ricco è Giacomo, con prestigioso ufficio a Milano (fa il broker) e strepitosa villa fuori città, che ama il golf e i libri antichi e ha una moglie ossessiva ancora più ricca e un figlio che cerca di “educare”. Il povero è Aldo, venditore abusivo che sogna una bancarella tutta sua e intanto vive con la mamma, che non sopporta un figlio scansafatiche e spaventato dalle donne – che lo inseguono – dopo esser stato lasciato sull’altare (da una ragazza che ha deciso di farsi suora…). Il maggiordomo è Giovanni, che lavora dal ricco Giacomo, ha la passione per le arti marziali e le spade orientali e una relazione segreta con la cameriera venezuelana Dolores. Quando l’auto di Giacomo guidata da Giovanni investe Aldo in fuga dalla polizia, i tre si ritrovano insieme prima nella villa del milionario. Poi, dopo un tracollo finanziario che distrugge sogni e obiettivi dei tre, nella casa di Aldo dove la madre li fa lavorare e li sopporta… Riuscirà Giacomo a rimettersi in piedi con un nuovo e ambizioso progetto, riconquistando anche la famiglia perduta? Riuscirà Giovanni a convincere Dolores, andata via delusa dal nostro Paese, a tornare in Italia per sposarlo? Riuscirà Aldo a comprarsi una bancarella regolare, e anche a far vincere finalmente una partita alla scalcinata squadra di calcio di ragazzini stranieri dell’oratorio che non sanno fare nemmeno un gol? ,Ottavo film per Aldo, Giovanni e Giacomo, impegnati anche alla regia ma coadiuvati dall’esordiente Morgan Bertacca (già loro collaboratore in film precedenti e opere teatrali), Il ricco, il povero e il maggiordomo pesca a piene mani nell’attualità e nel contesto sociale, tra crisi che colpisce tutti e faticosa integrazione multietnica (i ragazzi della squadra di Aldo). Troppi spunti, anche interessanti; e troppi temi, storie, personaggi, dettagli superflui, episodi che rimangono spesso slegati l’uno all’altro. E nemmeno funzionali, come spesso nei film comici e anche nei migliori film di Aldo Giovanni e Giacomo, a far scattare la risata: di gag da antologia ogni buon film comico deve disporre. Qui, anzi, di battute o situazioni divertenti destinate a rimanere impresse nella memoria ce ne sono pochine, forse nessuna; e quasi sempre legate a una grande attrice che comica non è, cioè Giuliana Lojodice nei panni della madre di Aldo, unico personaggio oltre tutto con un certo spessore umano, a tratti quasi toccante (e non solo per la lettera che lascia al figlio). ,Il vero problema è che manca una storia forte attorno a cui far ruotare tutte le altre: e ogni buon sceneggiatore sa che ci vuole un “plot” centrale e poi “sottotrame” che lo arricchiscono. Qui invece si punta sull’accumulo, fino ad arrivare a un funerale e un matrimonio praticamente in contemporanea. Qui il perno sembrerebbe la caduta rovinosa del “ricco” Giacomo, ma poi diventa la vicenda sentimentale di Giovanni, intervallata dal rapporto tra Aldo e la madre; senza contare le vicissitudini sportive dei ragazzini allenati da Aldo, con stranieri poco integrati cui si aggiungerà il figlio Junior di Giacomo che preferisce il calcio al golf. Ovviamente, essendo un trio, le rispettive vicende dei tre eroi avevano anche in passato uno spazio sostanzioso; ma si riconducevano poi a un filone centrale unitario, forte e soprattutto significativo. Inoltre ci sono troppe svolte e controsvolte affatto credibili, o accelerazioni della storia parecchio approssimative: Giovanni si ribella alle angherie di Giacomo in modo fin troppo soft, e in effetti pur parlando di temi forti è strana l’assoluta mancanza di quei momenti drammatici che ci sono stati sempre nei loro film (in alcuni, erano epici certi scontri che poi si traducevano in crescita del rapporto fra i tre); Dolores se ne torna in Venezuela delusa dalle promesse mancate di Giovanni, poi basta una videochiamata degli amici di lui e di un’anziana e simpatica signora a lei sconosciuta per decidersi a tornare e farsi avanti per il matrimonio; dall’arrivo della donna all’aeroporto il film prende una rincorsa frenetica che più che dare ritmo fa perdere la bussola allo spettatore…,Incomprensibili, poi, alcune cadute di stile (come un paio di goffe scene sexy) che si potevano evitare, in un film che senza tali inutili scivolate poteva essere una garbata, seppur non indimenticabile, commedia per tutta la famiglia. C’è da dire però che Aldo Giovanni e Giacomo dalla loro hanno ancora il capitale di una simpatia innegabile, soprattutto quando esaltano le differenze e riproducono le loro irresistibili discussioni a tre, che sceneggiature e gag debolucce non riescono per fortuna a disperdere, un gusto musicale che alterna un vecchio cavallo di battaglia del mitico Valter Valdi (“I vahha put hanga”) a Enis Milla e Tonino Carotone e una capacità di fare squadra con un gruppo di attori affiatati e palesemente divertiti a lavorare con loro. Su tutti, oltre alla citata Lojodice e alla sorpresa spagnola Guadalupe Lancho, il grande Massimo Popolizio nei panni del prete. Non certo una delle opere migliori del trio (ma meglio di “vette negative” come Tu la conosci Claudia? o Il cosmo sul comò) ma in cui, grazie anche a spunti interessanti e una positività di fondo che soprattutto nel finale si fa apprezzare, il bicchiere è mezzo pieno. O mezzo vuoto, a seconda dell’umore e del gusto.,Antonio Autieri,