Ne Il prodigio vediamo Elizabeth, un’infermiera inglese con un grave lutto alle spalle, essere inviata nell’entroterra irlandese con un compito ben preciso: osservare per due settimane Anna, una bambina di 11 anni che da quattro mesi non mangia. La famiglia, i medici e il villaggio la credono una santa ma Elizabeth ha dei dubbi e inizia a indagare, decisa ad andare fino in fondo anche grazie all’aiuto di un giornalista…

Presentato al Toronto Film Festival 2022, Il prodigio è diretto da  Sebastian Lelio (Gloria, Una donna fantastica). Inizio e chiusura circolari che portano lo spettatore direttamente sul set del film; una scelta straniante che rende manifesta la finzione del racconto ma che stride poi con un’ambientazione molto realistica, quella dell’Irlanda del 1862 che non si era ancora ripresa dalla grande carestia che ne aveva falcidiato la popolazione tra il 1845 e il 1849. Una voce fuori campo sottolinea, però, l’importanza delle storie e ci introduce al racconto… Il film di Leilo è incentrato ancora una volta su figure femminili, due personaggi dalla personalità molto forte che si confrontano e scontrano. Da una parte abbiamo Anna (la convincente Kila Lord Cassidy) che rappresenta la devozione e la purezza della fede in un Paese in cui la religione ha un’importanza fondamentale. Il suo digiuno, apparentemente inspiegabile, è per uno scopo nobile: purificare dalle fiamme dell’inferno il fratello morto qualche anno prima e che si era reso autore di azioni moralmente inaccettabili. Una scelta estrema che avrebbe già dovuto decretarne la morte. Dall’altra abbiamo Elizabeth (un’intensa e sempre più convincente Florence Pugh) che rappresenta la ragione e la scienza. Da infermiera, indaga con una mentalità scientifica il fenomeno che ha di fronte. Le sue osservazioni irritano i saggi del villaggio e i medici “ufficiali” che temono di vedere svanire il loro sogno di avere nel villaggio una santa.

Anna ed Elizabeth, fede e ragione, sembrano destinate a non capirsi; si muovono su piani diversi e non riescono a dialogare. Lentamente, però, l’infermiera si fa affascinare da questa figura misteriosa, da questo prodigio, e quando il dialogo e il rapporto tra le due scende sul lato umano perché Elizabeth mette da parte i suoi pregiudizi, anche Anna si apre e il mistero di questo digiuno di quattro mesi si svela con tutto il dramma che nasconde. Vittoria della scienza rispetto a un modo fanatico di vivere la fede, anche da parte della famiglia di Anna? Forse più semplicemente la possibilità per entrambe di trovare una nuova ragione di vita, lontano dall’Irlanda ma anche dall’Inghilterra. Rispetto a questi due personaggi ben descritti e approfonditi, il ruolo del giornalista Will (Tom Burke) appare sbiadito e con poco spessore, così come un po’ macchiettistici sono i dotti, medici e sapienti che monitorano l’operato dell’infermiera. Le ambientazioni sono volutamente cupe e soffocanti per tutta la durata del film e in un paio di scene si fermano sulla soglia dell’horror; Lelio però dirige bene un film non facile. Il prodigio avrebbe meritato un passaggio al cinema, invece si trova direttamente su Netflix.

Stefano Radice

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