Il film di Tim Robbins presenta con pochi ed efficaci tratti il panorama di una società determinata a risollevarsi per uscire da una profonda crisi economica che minava anche la fiducia di tutta la popolazione. Disoccupati affamati, lavoratori vessati, cittadini in crisi; in mezzo a loro, una piccola compagnia teatrale che lavora per mettere in scena una sorta di Opera da tre soldi (non per niente al regista ogni tanto “appare” Bertolt Brecht per criticarlo o sostenerlo) sostenuta dai fondi governativi. Ma il sospetto grava sugli organizzatori e sulla funzionaria che ha assicurato i fondi (ha studiato teatro a Mosca), e la compagnia dovrà cercarsi all’ultimo momento un altro teatro e recitare senza costumi, con gli attori mescolati al pubblico. Nonostante sia tratto da una storia vera (impressionante vedere Orson Welles come personaggio, che urla e sbraita contro tutto e tutti) e con attori di valore, il film non riesce ad appassionare lo spettatore, che fa fatica ad immedesimarsi nei molti personaggi spesso solo abbozzati (il pittore messicano Diego Rivera, l’ambigua faccendiera italiana Margherita Sarfatti, la Contessa La Grange, il miliardario Rockefeller e i suoi colleghi), che dovrebbero rendere più vivido il racconto, ma che spesso lo appesantiscono e lo rendono didascalico. Resta però l’interessante descrizione storica, le belle musiche e canzoni interpretate con passione e alcuni veri e propri pezzi di bravura: su tutti, la straordinaria interpretazione di Bill Murray nel ruolo di un ventriloquo al tramonto.,