Commedia brillante e divertente, seguito efficace de La peggior settimana della mia vita. La vicenda è da tipica commedia degli equivoci. Paolo (un De Luigi in forma che collabora anche alla sceneggiatura) è in viaggio per Gressoney, portandosi dietro la piscina in cui la moglie Margherita (Cristiana Capotondi), incinta all'ultimo mese, vuole partorire. Il contesto è però particolare: i suoceri che mal sopportano il goffo genero l'hanno invitato in un castello splendido di proprietà di Alberto (Abatantuono, in gran forma) per festeggiare il Natale. Ma le complicazioni non mancheranno. ,Dirige Alessandro Genovesi, già autore del primo episodio e della sceneggiatura del bel Happy Family di Salvatores. Il film funziona e non certo per l'originalità delle gag o della vicenda. Anzi, proprio la volontà di Genovesi di accodarsi alla classica commedia degli equivoci rende il film ancora più gustoso per la capacità degli attori e degli sceneggiatori di rendersi simpatici senza ricorrere ad alcuna volgarità. Tante le gag riuscite: l'entrata in scena di Paolo, la questione della piscina, la parentesi surreale e riuscitissima con protagonisti gli stralunati Ale e Franz nei panni di due impresari di pompe funebri. Soprattutto è la verve degli attori a rendere gustosa l'operazione: De Luigi si conferma un buon attore e il suo personaggio naif, goffo e candido al tempo stesso è uno spasso ma sono le “spalle” a essere ancora più divertenti. Abatantuono si trova confezionato addosso un personaggio sornione e ironico; e l'equivoco che lo vede protagonista ha tempi comici perfetti. Ma anche i suoceri Antonio Catania e Anna Bonaiuto e il maggiordomo Dino Abbrescia mostrano tutta la propria esperienza di grandi attori prestati al ruolo di caratteristi. Fa eccezione il personaggio di Laura Chiatti, la figlia di Abatantuono, meno brillante e dalla comicità sin troppo forzata: forse l'unico personaggio non fondamentale nell'economia narrativa. Ma è un piccolo neo di un film semplice, di puro intrattenimento e positivo, sorretto da due bravi sceneggiatori che lavorano sui meccanismi classici della risata (gli opposti, gli equivoci, il surreale) senza mai ricorrere al sesso, alle banalità, alla caricatura a cui anche tanta recente commedia statunitense, più blasonata, ci ha abituati. Non è poco.,Simone Fortunato