Tratto dai celeberrimi romanzi di Daniel Pennac, con protagonista un giovane che nella vita finisce sempre per essere accusato di qualche misfatto (che naturalmente non ha commesso, come non sono sue le colpe che si addossa per rendere la vita più semplice ai suoi datori di lavoro…), il film di Nicholas Bary ne conserva la leggerezza pur alludendo a un tema, quello della pedofilia, che leggero proprio non è.,Forse solo il talento di certo cinema francese, capace di mescolare commedia e dramma, nero e slapstick, senza farsi mancare un tocco di sentimento, poteva riuscire nel difficile compito di portare sullo schermo questo eroe improbabile e per questo tanto più irresistibile, con tutta la sua tribù familiare altrettanto scombinata. Il risultato è un film davvero godibile, anche grazie a un cast azzeccato: il giovane emergente del cinema francese Raphael Personnaz nei panni del tragicomico Malaussène, Emir Kusturica in quelli di una tormentata guardia notturna, ma soprattutto Bérénice Bejo in quelli di un’impudente giornalista che lo trascina nella sua indagine sui misteri del grande magazzino dove il nostro eroe svolge il suo compito (imbarazzante, ma estremamente comodo) di capro espiatorio. ,Il mondo nato dalla fantasia di Pennac ormai decenni fa prende vita con naturalezza grazie a una regia leggera che dà spazio a tutti i personaggi dipingendone affettuosamente le manie. I cattivi sono raccontati senza troppe sfumature, ma forse è giusto così se pensiamo che questa può essere letta a tutti gli effetti come una specie di fiaba (con tanto di Natale incombente) dove dei buoni pasticcioni alla fine trionfano nonostante o forse anche grazie alla loro imbranataggine e sfortuna.,Ed è allo stesso tempo il trionfo di una famiglia incasinata (i fratelli di Benjamin hanno tutti padri diversi e “scomparsi” e pure la madre è latitante), ma unita e solidale, così come in fondo appare solidale il mondo multietnico e colorato (una periferia che non porta i segni della conflittualità che siamo abituati a vedere nei telegiornali) che circonda i Malaussène. Ad essere condannati, anche nelle parole dell’autore del romanzo, sono solo gli orchi del titolo, ovvero i pedofili di ieri, ma anche potenti di oggi che minacciano la serenità della gente comune con la loro avidità. ,In qualche modo anche un racconto morale dunque, che però non si prende mai troppo sul serio e non rinuncia alla comicità da vaudeville che tra equivoci e inseguimenti conduce al giusto lieto fine.,Luisa Cotta Ramosino