Francesco Barilli torna sul grande schermo dirigendo e recitando ne Il paese del Melodramma, titolo ripreso dal saggio sulla lirica di Bruno Barilli, zio del regista. Il protagonista, Carlo Gandolfi (Luca Magri), è un ex cantante lirico, ormai alcolizzato, che ha perso moglie e figlia in un incidente aereo. Dopo l’ennesima serata finita con una notevole sbronza, Carlo si troverà davanti niente di meno che la Morte (Luc Merenda), venuta per offrirgli l’ultima chance: recitare e cantare nei panni del Macbeth di Verdi. Se non lo farà, la Morte porterà l’uomo con sé.
Nella pellicola è presente una gran dose di ironia che incornicia il dramma di sottofondo di un uomo barcollante e senza scopo, abbastanza da rendere piacevoli alcune scene, ma non abbastanza da distrarre da una regia imperfetta, con effetti speciali piuttosto rudimentali ed errori di scena come il playback più che evidente. Un’imperfezione forse volontaria, che aiuta a creare contrasto tra la tristezza del Gandolfi e un’aspra comicità che lo deride in continuazione; sicuramente però, la scelta potrebbe non andare a genio alla maggior parte del pubblico.
Difficile anche l’aspetto contenutistico del film, che si rifà a passioni personali del regista, quali la lirica e la città di Parma, luogo natale di Barilli e palco dell’intera vicenda. Interessante invece il tema della morte (e di conseguenza della vita e del suo scopo): quella stessa morte da cui tutti tentiamo di sfuggire, è qui invece uno dei personaggi principali, che tutto sommato, risulta essere il più apprezzabile.
Questo unico spunto, però, non riesce a portare sulle proprie spalle un film di nicchia, con pochi elementi positivi nel cast e una realizzazione fin troppo (o troppo poco?) particolare, elementi che potrebbero rendere il tutto più adatto ad un pubblico di intenditori e appassionati, piuttosto che ad uno spettatore medio.
Maddalena Villa
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