Il mistero scorre sul fiume è ambientato a metà anni 90 a Banpo Town, nella Cina rurale. Il corpo senza vita di una donna viene ritrovato vicino al fiume. Ma Zhe, capo della polizia criminale, prende in mano l’indagine sull’omicidio che porta rapidamente a un arresto apparentemente ovvio. Mentre i suoi superiori sono ansiosi di annunciare il loro successo, vari indizi spingono Ma Zhe a esplorare più a fondo i comportamenti nascosti dei suoi concittadini. La sua ricerca della verità lo condurrà a svelare segreti inaspettati e a confrontarsi con le oscure realtà della vita in una piccola comunità…

Ispirato a un racconto di Yu Nua, Il mistero scorre sul fiume è diretto da Wej Shujun, alla sua terza regia. Lo spettatore si troverà di fronte a un film che affonda le sue radici nel giallo e nel noir per poi prendere strade imprevedibili. Per oltre i due terzi del racconto vediamo l’ispettore Ma Zhe (Yilong Zhu) seguire le indagini con scrupolo in questa cittadina di una delle province interne della Cina. Anche se tutto fa pensare che il colpevole sia stato identificato, dalle indagini emerge come in realtà ognuno dei sospettati nasconda un segreto e al primo omicidio, ne seguono altri. A fare da sfondo alle indagini c’è la pioggia, il fiume lento e limaccioso, una città cupa e depressa che si sta trasformando, le classiche atmosfere notturne dei noir. Ci sono squarci sulla vita privata del poliziotto, sposato e con un figlio in arrivo che rischia però un handicap mentale; se tenerlo o meno, è ragione di scontro tra i due coniugi che appaiono soli e senza altri legami. E il tema della solitudine, degli amori impossibili e una generale malinconia, accomunano molti dei protagonisti.

Nell’ultima parte però, e non senza spiazzare, Il mistero scorre sul fiume prende una piega onirica. Le ricerche diventano un’ossessione per il capitano che ne rimane invischiato, schiacciato anche dalle pressioni dei suoi superiori che gli impongono di chiudere le indagini. Nei suoi sogni e nei suoi deliri, lui stesso si trasforma in un giustiziere-assassino che chiede di essere giudicato. Nelle intenzioni del regista c’è forse anche il tentativo di mandare un messaggio più metaforico sulla Cina, sulle sue atmosfere paludose che finiscono con l’imprigionare anche chi è animato dalle migliori intenzioni. Quest’ultima parte, però, si lega faticosamente alla prima con il rischio di indebolire complessivamente un buon film di genere (presentato al Festival di Cannes 2023 in Un certain regard).

Stefano Radice

Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema

Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema

Clicca qui per iscriverti al nostro canale Youtube