Vladimir, attore della celebre Comédie Française (compagnia permanente del teatro statale), stramazza al suolo sul palcoscenico di un teatro. Il collega Martin lo soccorre e sente le sue ultime parole: «Mi hanno assassinato… il profumo verde…». Nella confusione generale, tra attori terrorizzati e pubblico disorientato, Martin viene rapito da sconosciuti e portato nella villa di un riccone, che un po’ lo interroga e un po’ lo minaccia alludendo a una misteriosa “Repubblica di Volognie”. Poi, dopo esser stato drogato, viene abbandonato da un taxi in mezzo a Parigi. E alla tv scopre di essere ricercato dalla polizia come assassino del collega. Confuso e scioccato, Martin incontra per caso Claire, disegnatrice di fumetti frustrata (al “firmacopie” del suo libro in libreria non arriva nessun lettore) e in cerca di novità, che inizia a indagare entusiasta insieme a lui sui tanti misteri della vicenda: chi ha ucciso l‘attore? Cosa c’entra il “profumo verde”? Chi ha rapito Martin? E perché la polizia sospetta di lui? Intanto ci saranno altri omicidi. Per trovare la verità Martin e Claire dovranno andare a Bruxelles e poi in Ungheria.

Il mistero del profumo verdepresentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2022 – è quello che una volta si definiva “giallo-rosa”, ovvero un mix di generi poliziesco, commedia e sentimentale, in cui un uomo e una donna si trovano a indagare un caso, in cui quasi sempre uno dei due è finito nei guai o rischia la pelle. I protagonisti Vincent Lacoste e Sandrine Kiberlain, nonostante la differenza d’età (25 anni, a svantaggio di lei), insieme funzionano, entrambi stralunati il giusto. L’alchimia che si genera in questa strana coppia – ovviamente scoccherà l’amore tra loro due, sfortunati in questo campo – è la cosa migliore del film di Nicolas Pariser (autore del pregevole Alice e il sindaco), che guarda a Hitchcock, ma soprattutto ai fumetti di Tintin. Il tono è quello giusto: il film in gran parte diverte e si fa seguire, con battute gustose (un poliziotto a Martin: «Non faccia troppe domande e non si aspetti troppe risposte») e situazioni almeno fino alla parte finale in cui i nodi della storia si dovrebbero sciogliere. E invece vengono al pettine.

Il punto debole del film è proprio l’intreccio poliziesco, tra intrigo internazionale complicato (il profumo verde è un’organizzazione criminale sovversiva finanziata dai russi, che ce l’ha con l’Europa e con gli ebrei), polizia sempre fuori giri nell’indagine e personaggi poco memorabili, compreso il villain che pure è il grande Rüdiger Vogler. Poi, nella frettolosa sarabanda finale in un altro teatro, tra troppi personaggi, ritrovi segreti, biglietti che passano di mano e snodi sempre più confusi, lo spettatore si perde e non capisce bene cosa succeda. E forse, a quel punto, non gli interessa nemmeno più tanto. Peccato: Il mistero del profumo verde rimane un film comunque simpatico ma che poteva essere molto di più, rilanciando un genere che da sempre fa le fortune del cinema.

Antonio Autieri

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