Poco tempo dopo il recente e imperdibile Ponyo sulla scogliera, viene proposto al cinema anche in Europa (con vent’anni di inspiegabile ritardo rispetto al Giappone) un vecchio film d’animazione del celebre Hayao Miyazaki.

Da sempre affascinato dallo stupore dei bambini, protagonisti di diversi suo film (si pensi a La città incantata e a Laputa, il castello nel cielo), il maestro giapponese racconta qui la magica avventura delle sorelle Mei e Satsuki, rispettivamente di quattro e undici anni, che in compagnia del padre, si trasferiscono in una vecchia tenuta di campagna immersa in una natura pressoché incontaminata. La madre promette di raggiungerle presto, sebbene costretta in ospedale da una difficile malattia. La nuova residenza affascina e al tempo stesso spaventa le due piccole sorelle, più che mai decise ad incontrare i misteriosi spiriti che sembrano abitare la zona. Sarà seguendo le tracce lasciate da uno di questi che Mei riuscirà a penetrare nel cuore recondito della foresta dove stringerà amicizia con il gigante Totoro, re degli spiriti del bosco. E’ l’inizio di un rapporto prezioso, che coinvolgerà presto anche Satsuki, oltre che l’ingresso in un mondo nuovo che regge e governa all’insaputa di molti il mondo ordinario, talvolta piega le sue leggi e prepara per ciascuno una vita ricca di affetti, donando a tutti i suoi esseri una natura in perenne rigenerazione. Questo è infatti il potere di Totoro: propiziare la rinascita degli alberi, far cantare la foresta e affascinare chi, con sguardo semplice, riesce a credere ancora nella magia del mondo e nella sua essenza divina. Il mio vicino Totoro è così un film sulla rigenerazione della vita. I nomi stessi delle protagoniste significano “maggio”, il mese in cui tutto fiorisce: “Mei” dall’equivalente “May” inglese, Satsuki dal giapponese medievale.

Come sempre, Hayao Miyazaki con potere demiurgico e disegno a mano, riesce a creare espressioni efficaci per ciascuno dei suoi protagonisti, così umani nelle loro movenze, così commoventi nei ripetuti pianti e sorrisi. In Giappone il film ebbe grande successo tra i più piccoli. Tuttavia, vista la distanza culturale siderale (quella giapponese è satura in ogni racconto di presenze misteriose e passaggi narrativi non perfettamente logici), qui in Europa il film verrà apprezzato un po’ meno dai piccoli, piacendo maggiormente al pubblico medio – adulto. Fatta questa dovuta precisazione, guardatevi il film: è un’opera d’arte.

Nota bene finale: il film anni fa era già circolato in Italia in videocassetta in lingua originale con sottotitoli. I pochi fortunati in possesso del reperto se lo tengano stretto: quella versione è decisamente migliore e preferibile rispetto a quella doppiata in italiano, perché resa maggiormente espressiva da traduzioni più corrette.

Andrea Puglia