Il mio nome è vendetta è ambientato tra l’Alto Adige e Milano. Sofia è una ragazza appassionata di hockey e molto legata al padre Santo, un uomo schivo, un po’ burbero e di poche parole e che non ama farsi fotografare. Un giorno la figlia lo immortala con lo smartphone ma lo scatto viene captato da una famiglia della ‘ndrangheta calabrese che da anni è a caccia di Santo. Un gruppo di sicari parte alla volta dell’Alto Adige per ucciderlo; elimina la moglie e il cognato  e prova a rapire Sofia. Per Santo è un brusco ritorno al passato; vuole vendicarsi e per provare a vivere deve eliminare il clan e salvare Sofia…

Si può fare un buon film d’azione anche in Italia? La risposta è sì, come dimostra Il mio nome è vendetta il film di Cosimo Gomez, prodotto da Colorado e disponibile su Netflix. Un film, dobbiamo dirlo, perfetto per le piattaforme che possono dargli un respiro internazionale (come sembra stia accadendo date le visualizzazione registrate nei primi giorni di presenza in streaming) che difficilmente avrebbe potuto trovare nei cinema. Il film è il classico revenge movie che si incarna nella figura spigolosa e ombrosa di Alessandro Gassmann che impersona Santo e che riesce a essere credibile nel suo ruolo di violento vendicatore che ci ricorda i personaggi tante volte impersonati negli ultimi anni da Liam Neeson. La trama è semplice e lineare: arrivare a uccidere il boss (gli dà il volto Remo Girone), uccidendo in modo brutale tutti i sicari che di volta in volta si trova a dover affrontare, un po’ come accade – ma con un livello scenico e spettacolare decisamente superiore – nella saga di John Wick. Non c’è approfondimento psicologico dei personaggi e, anzi, desta un po’ di perplessità l’evoluzione di Sofia (Ginevra Francesconi, lanciata da Genitori vs. Influencer) da timida ragazzina a omicida; una forzatura che si evidenzia in un finale da graphic novel con la ragazza pronta a continuare la lotta del padre e che apre a un possibile sequel. Di buon livello le scene di inseguimenti e combattimenti per un film di genere ben prodotto e confezionato ma di certo non pensato per bambini e famiglie.

Stefano Radice

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