Gli opposti si attraggono. Questo l’assunto, semplice ma efficace, da cui parte la vicenda dell’ennesima commedia francese degli equivoci. A metà tra vaudeville e barzelletta, la storia della colta e gelida gallerista Agathe (un grande acchiappo l’attrice Isabelle Huppert, diventata famosa attraverso le versioni iperdramamtiche di questo ruolo) e del donnaiolo nullafacente Patrick (quel Poelvoorde che ha dato già il meglio di sé nella commedia “frontaliera” Niente da dichiarare) si muove nei binari di una commedia moderatamente scollacciata in cui entrano in collisione due mondi completamente diversi.,Uno, quello dell’alta borghesia parigina, è di fatto rappresentato come il luogo di una formalità estrema, capace di distruggere i rapporti, tanto che a un certo punto il marito di Agathe coglie l’occasione di fuggire con una donna più giovane e accomodante (anche se ecologista radicale), conosciuta proprio attraverso Patrick.,L’altro, quello del caotico Patrick, è tratteggiato per eccessi: ignoranza ruspante, arte di arrangiarsi e una certa “sana” spregiudicatezza nell’affrontare le questioni.,A muovere il ritratto un po’ troppo convenzionale c’è la presenza di due rampolli che sono l’opposto dei loro genitori: geniale e mansueto il figlio di Patrick, un po’ ottuso ma furbastro quello di Agathe. Sono loro a mettere in contatto i genitori (e la testardaggine con cui Patrick lotta per dare una possibilità a suo figlio è forse la cosa migliore del film), anche se poi il rapporto tra i due adulti procede per un binario suo, battendo le strade di una commedia di genere non sempre riuscita, soprattutto quando si va nel sentimentale, senza riuscire però più a rispettare la verità dei personaggi o quel minimo di credibilità che rende tutto l’intreccio accettabile allo spettatore.,L’avvicinamento tra Agathe e Patrick, con il riconoscimento dei limiti di entrambi e un tentativo di aiutarsi a superarli, infatti, funziona solo finché si rispettano, appunto, le differenze reali che li separano; molto meno quando si ha l’impressione che l’intreccio diventi una sorta di caotica celebrazione della famiglia allargata in cui si smarrisce ogni parametro di valutazione sui comportamenti, con il risultato di perderci in comicità oltre che in ritmo.,Detto questo la presenza di tre attori di ottimo livello fa sì che si sorrida e spesso (anche per l’abile gestione di un product placement Ikea perfettamente integrato…) di e con i nostri cugini transalpini, che a dispetto della Rivoluzione hanno ancora ben presenti le distanze tra borghesia e proletariato…,Luisa Cotta Ramosino