C’è un po’ di tutto in questo bel racconto animato del regista Pablo Berger (Blancanieves), che ha adattato da una graphic novel del 2007 di Sara Varon, ed è stato ammesso nella cinquina dei candidati all’Oscar 2024. È una storia sull’amicizia tra un cane e un robot nella New York degli anni ’80: ci sono gioia, scodinzolamenti, balli (non una, ma ben due favolose sequenze di ballo con September degli Earth, Wind and Fire), allegria, ma anche un velo di tristezza. Siamo in un mondo interamente popolato da animali antropomorfizzati; niente esseri umani e niente dialogo.

La commedia, che parla di tenerezza, solitudine e amicizia, è ambientata in una New York assai trasandata, dove graffiti e spazzatura sono lo sfondo di tutte le scene, ma che comunque trasuda una palpabile energia vitale. In un condominio, il cane Dog trascorre serate solitarie infilando nel microonde piatti pronti di maccheroni col formaggio, ma i suoi giorni malinconici finiscono quando decide di acquistare un robot in scatola di montaggio, l’Amica 2000 (l’animazione del montaggio del robot è già in sé un piccolo capolavoro). Terminata l’opera i due diventano amiconi, e la voglia di vivere di Robot è contagiosa: come guarda con gioia i passanti, come gusta la musica (bellissimo il polipo che suona i secchi come una batteria nella metropolitana); come si diverte con la sabbia sotto le dita di metallo nella spiaggia di Coney Island (e gli animali/bagnanti sono tutti uno spettacolo di disegno e animazione).

Ma dopo aver giocato in mare, le articolazioni di Robot si arrugginiscono. Non può muoversi. Purtroppo è l’ultimo giorno della stagione, la spiaggia viene chiusa e interdetta fino alla prossima primavera, Dog non riesce a riportarlo a casa. Quindi il povero Robot giace tutto l’inverno nella sabbia, con la fantasia che vaga. E fa sogni meravigliosi: da essere uno dei protagonisti de Il mago di Oz a comparire nei balletti degni dei musical degli anni 30. Nel frattempo, tornato in città, Dog fa del suo meglio per liberare Robot dalla spiaggia, ma con scarso successo.

Per fortuna la vicenda, nonostante i primi segnali sembrino indicare quella direzione, non finisce in tragedia, ma non è nemmeno un classico lieto fine (e anche per questo Il mio amico Robot, nonostante l’animazione, non ci sembra possa essere gradito ai bambini più piccoli). Ma è una storia come tante che accadono nella metropoli, e chissà che anche da questa non possiamo imparare qualcosa.

Beppe Musicco

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