Dal regista de Il diavolo veste Prada (ma decisamente senza la geniale cattiveria di quel titolo) ecco uno di quei film di cui dispiace parlar male. Anche perché a rigore non c’è nulla di sbagliato in questa dramedy per ultracinquantenni (il target è chiarissimo e lusingato senza vergogna), e con un cast di prim’ordine si evita la sensazione di trovarsi di fronte a una sorta di “pubblicità progresso” dilatata a misura di film, grazie a interpretazioni che rendono i personaggi ben più di funzioni narrative destinate a dar vita a uno spot a favore della riscoperta del valore del matrimonio. Un intento che di questi tempi è di per sé tutt’altro che esecrabile.,Resta il fatto che il racconto di un’unione sull’orlo della crisi per mancanza di ossigeno sentimentale, pur non avendo per l’appunto niente che non va, non ha nemmeno nulla che renda seguire la storia di Kay e Arnold particolarmente stimolante. Sarà che il percorso delle sedute di terapia intensiva di coppia è abbastanza prevedibile, così come è prevedibile l’insistenza sul sesso come punto nodale del rapporto tra i due. È vero che il dottor Feld (uno Steve Carrell un po’ sotto tono) spinge soprattutto sul tasto dell’intimità in senso più profondo, ma poi si ha l’impressione che alla ricerca del sorriso gli autori finiscano, senza risultati troppo brillanti, per puntare sempre lì…,Le psicologie dei personaggi non mancano di un certo realismo e molti critici hanno sottolineato soprattutto la performance di Tommy Lee Jones, in un inedito ruolo di marito affettivamente (prima che sessualmente) bloccato, ma forse è proprio la bravura degli interpreti a far sentire maggiormente la fatica di un racconto che riserva poche sorprese. Pur cogliendo certamente con efficacia alcuni dei punti chiave delle crisi dei rapporti tra coniugi (e, di più, suggerendo che il punto vero riguarda le esigenze di felicità e riconoscimento più profonde dell’essere umano), il film sembra poi proporre solo soluzioni “pratiche” che rischiano di sminuire la portata dei dilemmi lanciati, una deriva tradita dall’elenco di “impegni” che la coppia si scambia nel rinnovo delle promesse matrimoniali.,Il risultato è che il film resta in larga parte scontato, senza grandi guizzi, in qualche passaggio interessante; ma a tratti finendo per essere un po’ noioso, raccomandabile più per le buone intenzioni che per il risultato finale.,Luisa Cotta Ramosino