Il solito horror banale, prevedibile, inverosimile. E a cui non basta una confezione curata per essere digerito. La vicenda ruota come sempre attorno a una ragazza e a un mistero del passato: la ragazza in questione, fidanzata al solito aitante ragazzo e confidente della solita amica di colore, aveva un fratellino gemello che in utero è morto strangolato, pare, dallo stesso cordone ombelicale della protagonista. Segue la vicenda secondo meccanismi già visti: lo svelamento del mistero ad opera di un personaggio nuovo e zeppo di incongruenze (ma come faceva la dolce protagonista a non sapere né chiedersi mai della nonna ?); vari “incidenti” cruenti, incubi ricorrenti e un tentativo di esorcismo finale che sembra una brutta copia de L’esorcista e soprattutto de L’esorcismo di Emily Rose, a nostro avviso il più riuscito degli horror di ultima generazione. A dire il vero il film di Goyer sembra un pastiche di horror vari giustapposti senza troppa logica: c’è l’immancabile riferimento al filone di Ringu e compagni; il jogging de L’avvocato del diavolo; L’esorcista di Friedkin riproposto in tutte le salse e inquadrature. Abbastanza cruento ma neanche troppo, Il mai nato fallisce sia dal punto di vista visiva sia dal punto di vista dell’intreccio. Visivamente il film è un mero catalogo di già visto; narrativamente, Goyer (sceneggiatore tra gli altri anche de Il cavaliere oscuro), non sviluppa a dovere le storie e i personaggi collaterali, di alcuni dei quali (il padre) si dimentica addirittura clamorosamente ponendo al centro del proprio interesse un gran pasticcio che tira in ballo un po’ tutto, dai sensi di colpa ai rapporti famigliari fino ad arrivare in modo quanto meno macchinoso a Mengele e al Nazismo. E lasciando assolutamente fuori fuoco e non sviluppato il tema più accattivante, suggestivo e ovviamente tabù per l’horror politicamente corretto: l’orrore, quello sì vero, cruento e palpitante dell’aborto. Chi avrà mai il coraggio di girare un film horror sui “mai nati” ?,

Simone Fortunato