Che Il giro del mondo in 80 giorni, nonostante sia stato scritto a fine ‘800, ancor oggi sia uno dei libri di maggior successo di Jules Verne non stupisce, considerate anche le innumerevoli possibilità di adattamento del racconto, che periodicamente viene riproposto infatti da opere cinematografiche, televisive o teatrali. Questa versione, diretta dal francese Samuel Tourneux, è una classica animazione 2D, con un tocco particolare dato dall’essere totalmente interpretato da animali.

In un piccolo villaggio ai piedi delle scogliere di Dover, abitato quasi interamente da gamberetti abituati a scommettere su tutto, vive anche la giovane scimmietta Passepartout che sogna di girare il mondo, ma i cui desideri vengono costantemente frustrati da una madre eccessivamente preoccupata ed opprimente. L’arrivo dal mare della rana Phileas Frog, a cavallo da una tavola da surf, sarà l’occasione per dare una svolta alle ambizioni di Passepartout, e accettare una scommessa all’apparenza impossibile da vincere.

Le libertà che gli sceneggiatori del film si sono presi rispetto al testo di Verne si traducono in una serie di caratterizzazioni allegre che ben si inseriscono nella trama avventurosa del testo, resa anche dai mezzi di fortuna con cui gli animali viaggiano per il mondo e dai molteplici incontri dei protagonisti. Non più un gentiluomo inglese e il suo cameriere (ormai un rapporto assai poco politically correct, evidentemente), ma due amici (uno più ingenuo, l’altro molto più avvezzo a stare al mondo) e Aouda, una ragazza di sangue blu che però non ne vuole sapere di titoli nobiliari, alle prese con personaggi di ogni tipo del mondo animale, e fenomeni naturali di impressionante bellezza: mari, vulcani, deserti; per non parlare di Fix, una poliziotta che segue tutto il viaggio di Phileas, certa che sia un delinquente da arrestare. Il mondo è meraviglioso e offre una serie infinita di sorprese, per la gioia di Passepartout e dei suoi piccoli compagni di avventura.

Beppe Musicco

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