La vita di Giacomo, broker di talento grazie alla parlantina sciolta e alla capacità di osservazione, scorre tranquilla tra relazioni a termine, amicizie fasulle e visite alla mamma (Stefania Sandrelli, sempre un po’ uguale a se stessa) che, come tutti, lo vorrebbe finalmente felicemente accoppiato. Peccato che per questo perfetto rappresentante dei quasi quarantenni di oggi la coppia rappresenti piuttosto una triste prospettiva da sfuggire il più a lungo possibile. Del resto non è che gli autori mostrino nulla di interessante nell’alternativa, nulla che possa far venire anche solo un dubbio al perennemente ironico Giacomo, talmente faccia di bronzo da essersi inventato una fidanzata fasulla per evitare le tirate degli amici e gli scarica barili del week end…,Giacomo, quindi, sembra perfettamente in pace con la sua vita, che osserva con l’espressione sempre vagamente stralunata del suo interprete Fabio Volo (oggi un po’ più “attempato” di quando ha inaugurato la sua lunga serie di personaggi immaturi).,Tanto che persino nel caso della ragazza che Giacomo punta in autobus ogni mattina nulla accadrebbe se non fosse lei a fare il primo passo. Passo brevissimo visto che lei, Michela, di suo disillusa sulle relazioni – non si sa se per alte aspettative deluse o innato temperamento da perennemente insoddisfatta – parte il giorno dopo per New York, dove conta di lasciarsi alle spalle, oltre a un Paese che non premia giovinezza e merito, anche i maschi italiani così deludenti. Ad interpretarla un’elusiva Isabella Ragonese, qui purtroppo imprigionata in un personaggio che convince poco. Cosa cerchi nella Grande Mela la nostra Michela, a tratti francamente irritante con la sua spocchia pseudointellettuale che non si sa come mai crolla a ripetizione di fronte alla tenacia di Giacomo, non lo si capisce bene… Né si capisce poi perché Giacomo, che dopo la sua partenza vive esattamente come prima, all’improvviso decida di raggiungerla e cercare di dare una possibilità a una storia che almeno fino a quel momento non sembrava avere nulla di diverso dalle altre.,Il film di Massimo Venier (girato molto meglio di quanto sia scritto), paga il fio di un lunghissimo set up in cui si (sor)ride un po’, ma neanche tanto, e si ribadisce forse un po’ troppo quello che del protagonista abbiamo capito dopo 5 minuti. Il colpo di testa di Giacomo (che “bigia” il viaggio in Argentina con un cliente importante per andare a New York a cercare Michela) avrebbe più senso se avessimo capito cosa rappresenti davvero Michela per lui (un volto che lo spinge a immaginare una vita diversa? O invece solo una “donna dello schermo” da usare per continuare a fare la vita di sempre?), ma soprattutto se sentissimo che Giacomo rischia davvero qualcosa per andare dietro alla sua intenzione.,Invece no, e mentre la storia macina in pochi minuti il fidanzamento a tempo di ispirazione letteraria senza dare un senso vero a questa storia formato mini, lo spettatore ha la tentazione di guardare l’orologio per vedere quando arriva la fine ancora lontana, dopo una serie di contrattempi, incontri, scuse e ripensamenti. Che culminano in un inno al caso che forse non è solo caso e alla fine ridà una chance ai due “immaturi sentimentali”.,Il giorno in più, insomma, vorrebbe essere una commedia sentimentale “moderna”, e invece questa pellicola si impantana di partenze e ripartenze che al massimo si fermano a una descrizione tutta una po’ già vista del comune sentire contemporaneo, che fa finta di criticare le relazioni usa e getta, ma poi non sa bene cosa proporre in alternativa, se non un “breve incontro” con la solidità di una casa sulla sabbia.,Luisa Cotta Ramosino