Una bufera in arrivo, tutti i voli cancellati, un uomo e una donna sconosciuti, ma presi da alcune urgenze dall’altra parte del Paese alle quali non possono permettersi di mancare. Potrebbe essere l’incipit di una storia d’amore qualunque con un comunissimo finale, ed invece i bellissimi Kate Winslet e Idris Elba con il topos classico dell’incontro casuale in aeroporto, decidono di condividere le spese di un viaggio con un aereo privato, sfidando la sorte per raggiungere Baltimora prima che si scateni la tempesta. E senza neanche compilare un piano di volo – il copione ci tiene ad esplicitarlo – che gli garantisca un salvavita. E guarda un po’, inaspettatamente, il pilota è vittima di un ictus durante il volo e l’aereo precipita sulle montagne innevate, trasformando Ben e Alex in sopravvissuti contro la furia della natura. La storia vira così verso un survival movie, in mix con quel genere melò e sentimentale che s’intuiva sin dai primi minuti e che permetterà ai due protagonisti di scoprire un amore, molla per la sopravvivenza nelle gelide montagne innevate.
L’adattamento del romanzo The Mountain Between Us, ottava opera dello scrittore Charles Martin, dopo una serie di problematiche d’ingaggio di registi e attori (il forfait di Margot Robbie e Michael Fassbender), è stato affidato al palestinese Hany Abu-Assad, autore amante del cinema europeo più impegnato e alla sua prima prova hollywoodiana. Al regista si deve concedere il merito di aver girato il tutto con una pregnante volontà di realismo, trascinando tutta la troupe sulle montagne canadesi a 3350 metri di altezza, alla temperatura di -35°, senza mai impiegare green screen e CGI; le ambientazioni e la fotografia si giovano del coraggio dell’autore e di una montagna innevata co-protagonista, che agisce e fa agire i due personaggi secondo la dettatura del proprio crudele corso naturale.
Il film è soprattutto un tentativo di contaminare un survival movie con la profondità sentimentale e psicologica richiesta ad un film melò, un piano che è però quasi del tutto assente nel delinearsi della storia e dei caratteri dei due: sin dall’inizio si apprende la levatura di Ben, importante neurologo atteso per un’operazione delicata, e il lavoro di Alex, coraggiosa foto-reporter di guerra e prossima sposina; ben poco altro ci viene svelato nel corso della loro avventura, facendo sì che lo spessore dei personaggi si regga in sostanza sulla bravura indiscussa dei due attori protagonisti. L’introspezione psicologica è infatti troncata da alcuni catastrofici avvenimenti che mettono alla prova i due, senza che mai si riscopra una condivisione di dolore o sconforto, preferendo la costruzione di ritmi diversi a cui i due obbediscono, di stati d’animo opposti e contraddittori: coraggiosa e intraprendente lei, cauto e disilluso l’altro.
Così, con rari e insufficienti accenni alla nascita di un’alchimia, il regista accelera sul coronamento di un amore le cui fasi sfuggono completamente allo spettatore: i due si ritrovano innamorati senza che alcuna intimità o affinità psicologica sia stata mostrata a giustificare tale passione. Nonostante la frettolosità del sentimento, l’idea di far nascere un’intesa tra i due permette di risollevare momentaneamente le sorti del film, che si mantiene mediamente credibile attraverso la cura di un amore che diventa spinta alla sopravvivenza e domanda sulla possibilità di un “domani” al di là delle montagne. Ma quel domani senza le vette e la neve di mezzo è debole, e il film precipita a picco quando i personaggi, fin lì focalizzati su un’eroica sopravvivenza, si calano in una realtà comune e piatta come lo sono le loro personalità, coinvolgendosi in situazioni e dialoghi melensi e francamente insignificanti. Quel precipizio verso il quale ci si dirige a grandi passi è purtroppo raggiunto in un finale da soap opera, che taglia la possibilità di un approfondimento e condisce la storia di un sentimentalismo caldo e zuccheroso; questo nuovo equilibrio non può però reggere alla temperatura di un ambiente quotidiano, che avrebbe richiesto invece una consapevolezza di sé e dei propri rapporti più realistica e pragmatica per risultare credibile.

Letizia Cilea