L’attore ed entertainer inglese Sacha Baron Cohen, dopo aver smesso i panni “seri” dell’agente ferroviario in Hugo Cabret, ritrova la vena dissacrante che l’ha reso famoso al cinema con Borat. Dotato di lunga barba e divisa stracolma di medaglie, interpreta Haffaz Aladeen, il capo di stato di un immaginario paese arabo africano, Wadiya. Incrocio tra Gheddafi, Osama Bin Laden e Kim Jong Il, Aladeen ricalca grottescamente tutti peggiori costumi dittatoriali: vince gare di atletica sparando ai suoi avversari, fa giustiziare gli scienziati che lo contraddicono sulla forma delle testate missilistiche, cambia le voci del vocabolario a suo uso e consumo, ha una galleria di Polaroid di tutte le star con cui ha fatto sesso (incluso Arnold Schwarzenegger). Il suo primo ministro Tahir (Ben Kingsley), che è anche il legittimo pretendente al trono di Wadiya, lo convince a recarsi a New York per parlare all’Onu, contando di ucciderlo in un falso attentato e prendersi così il paese. Quando un agente della sicurezza gli taglia la lunga barba, Aladeen diventa irriconoscibile, un sosia prezzolato da Tahir prende il suo posto e l’ex dittatore vaga per Manhattan trovando asilo presso una militante dell’ultrasinistra che gestisce un negozio di alimenti naturali. Ricco di trovate comiche che se ne infischiano cordialmente della correttezza politica, il film con Sacha Baron Cohen non esita a sparare bordate a 360 gradi: sui sostenitori dei cibi biologici, sugli omosessuali, sulle femministe, sugli islamici, su Israele (Cohen è di religione ebraica e questo lo mette al riparo da ogni accusa di antisemitismo) e perfino sull’11 settembre. Temi anche delicati, sui quali il comico inglese non fa alcun distinguo, mettendo in scena vere e proprie barzellette volgari, che se raccontate davanti ad altri farebbero inorridire o devasterebbero l’immagine pubblica di chi le pronuncia, qua invece lasciano libero sfogo a risate senza remore. Che restano però a questo livello, di barzellette raccontate nei bagni della scuola da ragazzini che fumano di nascosto e si sfogano inanellando parolacce. Una preghiera: qualcuno offra a Cohen altri ruoli veri, che lo valorizzino, che lo tengano impegnato, che lo facciano apprezzare per quel bravo attore che è. O ce lo ritroveremo a raccontare barzellette sporche anche nel prossimo film.,Beppe Musicco,