6 gennaio 1980. Il Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella si sta recando a Messa con la sua famiglia. Un giovane si avvicina al finestrino dell’auto e spara a sangue freddo a Piersanti e lo uccide. Pur nel disorientamento del momento con una serie di depistaggi verso il terrorismo di sinistra, il delitto apparve anomalo per le sue modalità. Iniziarono una serie di indagini, portate avanti inizialmente da Pietro Grasso, successivamente da Giovanni Falcone che sveleranno pericolosi intrecci tra mafia, Gladio, Banda della Magliana ed eversione di estrema destra.

Con Il delitto Mattarella, Aurelio Grimaldi (Rosa Funzeca, Anita) ricostruisce uno dei delitti che hanno insanguinato l’Italia a inizio anni 80 e che poi è stato troppo velocemente dimenticato dall’opinione pubblica. Quello di Grimaldi è un film di impegno civile, come nella migliore tradizione del cinema italiano. Un film di taglio quasi documentaristico (Grimaldi è anche regista di documentari) che segue passo passo le indagini e non teme di fare nomi e cognomi. Il film scorre meglio nella prima parte, quando seguiamo il percorso politico di Mattarella (fratello maggiore dell’attuale presidente della Repubblica), le sue scelte e anche il suo isolamento all’interno della DC siciliana. Diventa più complicato comprendere gli eventi dopo il delitto ma ricostruire una vicenda così intricata non deve essere stato facile, anche se Grimaldi cerca di sistemare tutti i tasselli emersi durante le indagini.

Peccato per l’impostazione un po’ troppo da fiction televisiva e per la caratterizzazione macchiettistica di alcuni personaggi (la figura del comunista Pio La Torre, ad esempio). Molto bravo il protagonista, Antonio Alveario. Nel cast anche Leo Gullotta (compagno di partito di Mattarella) e Donatella Finocchiaro (nei panni della moglie del presidente). Il film rimane un’occasione, soprattutto per i più giovani, di conoscere una pagina nera della nostra storia.

Aldo Artosin