Il mondo creato da un narratore di storie. Da cui deriva, come riflessione a posteriori, il suo sguardo sul mondo. È stato questo l’oggetto di un incontro con lo sceneggiatore e regista Francesco Bruni – organizzato in collaborazione con Sentieri del Cinema – che si è svolto lunedì 20 agosto al XXXIX Meeting per l’amicizia fra i popoli (“Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”, a Rimini dal 19 al 25 agosto). Il titolo dell’incontro era infatti “Uno sguardo sul mondo: il cinema di Francesco Bruni”, e nasceva dalla passione per i suoi film condivisa in Sentieri del Cinema e dalla conoscenza che chi scrive ha avuto con Bruni negli ultimi tempi, approfondita grazie a una rassegna che si è svolta in Azerbaijan lo scorso autunno. Ne è seguita anche la decisione di una nostra giovane amica e collaboratrice, Claudia Munarin (studentessa in lettere all’Università Cattolica di Milano), di scegliere lo sceneggiatore e regista come oggetto della sua tesi di laurea. È stata proprio Claudia Munarin a introdurre l’incontro, spiegando il nostro desiderio di far conoscere di più il lavoro di Bruni e il suo “sguardo”: «Ci colpisce la sua capacità di rappresentare i suoi personaggi con umanità e tenerezza, soprattutto i più giovani, in particolare nei suoi film da regista: soprattutto il rapporto tra il giovane e l’adulto, non tanto nel segno del disagio giovanile che tanti hanno rappresentato, quanto nella risposta a questo disagio nell’incontro tra un ragazzo e un adulto».

L’introduzione di Claudia Munarin ©archivio fondazione meeting per l’amicizia fra i popoli

A seguire un’intervista/chiacchierata, condotta dal sottoscritto, introdotta da alcuni spezzoni di film scritti o diretti da Francesco Bruni. Come sceneggiatore, Bruni – nato a Roma nel 1961, cresciuto ad Atene, a Milano e poi soprattutto a Livorno – luogo formativo e afferttivamente decisivo per lui – per poi tornare nella Capitale negli anni 90 “per fare cinema” – si è messo al servizio di vari autori, dall’amico Paolo Virzì («una cavalcata bellissima, di grandi soddisfazioni, dove ho espresso più compiutamente il mio gusto e dove ci siamo portati il nostro mondo livornese nella grande città») ad autori drammatici come Mimmo Calopresti (fin dall’esordio folgorante di La seconda volta) o ai comici Ficarra e Picone (tra noi amiamo in particolare La matassa); con le differenze di generi e di stili. Senza contare la serie tv de Il commissario Montalbano, di cui Bruni lascia tutti i meriti ai romanzi di Andrea Camilleri, «un lavoro di editing, ma non di invenzione artistica».

Poi nel 2011 il passaggio alla regia, dovuto al produttore Beppe Caschetto: con tre storie personali come Scialla! (2011), Noi 4 (2014) e Tutto quello che vuoi (2017), visto poi in serata con il pubblico del Meeting. Tre storie in cui è partito da vicende personali “camuffate” con invenzioni varie; ma storie sempre molto sentite e sue.

Oltre a spezzoni di film scritti o diretti da lui, sono stati proiettati quelli di alcuni tra i film preferiti, come C’eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974), Nashville di Robert Altman (1975) e Crimini e misfatti di Woody Allen (1989); tre modi di fare cinema, mescolando commedia e dramma, giudicando la società e raccontando l’uomo pur sapendo anche divertire, da cui Bruni ha imparato molto. Tra i tanti maestri, o sceneggiatore Furio Scarpelli è quella da cui Bruni e Virzì, e altri, hanno cercato di mutuare questo tipo di commedia “problematica”, anche politica. «Scarpelli ci ha insegnato che il cinema era l’ultima cosa di cui dovevamo cibarci: dovevamo nutrirci di teatro, arte, musica, fotografia, di giornali… È importante essere un cittadino che conosce e vive i problemi della società, mai partendo dal cinema e vivendo solo di cinema. “Il cinema viene dopo”, diceva. Lo dico anche ai giovani: non guardate solo film, ma nutritevi di tante cose diverse – non solo del tecnicismo cinematografico – e informatevi di quello che succede, per arricchirvi umanamente e avere storie originali e personali da raccontare».

Francesco Bruni con Antonio Autieri e Claudia Munarin al termine dell’incontro ©archivio fondazione meeting per l’amicizia fra i popoli

Oggi il cinema ha ancora questa presa? Non siamo più ai tempi degli anni 60 o 70, in cui tutti andavano al cinema che era l’argomento di discussione per eccellenza, ma «ancora ha la possibilità di conquistare l’attenzione dei giovani, come mi accorgo quando porto un mio film nelle scuole».

I giovani sono un argomento prediletto nei film scritti e soprattutto diretti da Bruni, che dimostra “simpatia” per loro anche nel dialogo con gruppi attivi in campo cinematografico e culturale (come i ragazzi del Cinema America a Roma, diventati molto attivi nella promozione e programmazione di film): «Sono stato anche io un giovane un po’ scapestrato e problematico. Mi ricordo il sentimento di incertezza e anche i sogni di quegli anni. Poi ho due figli giovani, Arturo che ha recitato nei miei film e una figlia. E poi in un film sono personaggi interessanti perché crescono, cambiano; permettono il classico “romanzo di formazione”». L’autore ha riscontrato spesso che i giovani, di fronte a una proposta forte (per esempio con il cinema, «come i miei giovani interpreti Filippo Scicchitano e Andrea Carpenzano») ovvero quando uno trova la sua strada, tira fuori il meglio». Quanto al Meeting, Bruni ha concluso: «Sono arrivato qui senza sapere niente e ho respirato un’aria positiva. Vedere tante persone che si interessano a tante cose, a tanti eventi culturali e si trovano a discutere, mi sembra molto importante. Vedere la mostra sul ’68 mi ha fatto pensare che periodicamente in una società ci sono cambiamenti, e mi ha fatto sperare in un rinnovamento del nostro Paese».

Antonio Autieri

Il video integrale dell’incontro con Francesco Bruni