Ci risiamo. Adesso che da Cannes arriva la notizia che quest’anno al festival francese non ci saranno film italiani in concorso, subito riprendono le lamentazioni sulla debolezza del nostro cinema. Spesso con semplificazioni giornalistiche o titoli a effetto (“Cannes ha bocciato il cinema italiano”, “L’Italia resta a casa”, “Il nostro cinema vive un’era incerta”) che hanno solo un effetto: travisare la realtà e convincere i non pochi spettatori diffidenti che il cinema nazionale sia davvero alla frutta. Ce ne accorgiamo, nel nostro piccolo, anche noi di Sentieri del Cinema quando in una nostra serata – nei vari cineforum che qualcuno di noi organizza e presenta – di fronte a un bel film italiano qualcuno dal pubblico esterna la propria sorpresa: finalmente un bel film italiano! È successo pochi giorni fa, per esempio, a Milano quando abbiamo presentato nella nostra rassegna “La febbre del lunedì sera” (nel multiplex Uci Bicocca) Veloce come il vento, gran bel film di Matteo Rovere con un eccezionale Stefano Accorsi. Un’opera innovativa, che mescola temi classici dei film d’autore, come i rapporti in una famiglia allo sbando, con un contesto originale, ovvero una scuderia all’interno delle mondo delle corse delle auto Gran Turismo, e uno stile adrenalinico all’americana. Risultato: pubblico entusiasta, conquistato dal ritmo e commosso dalla storia.

Un’eccezione? No, non più. Ai David di Donatello – gli Oscar del cinema italiano – che lunedì 18 aprile verranno assegnati a Roma, i film con il maggior numero di candidature (ben 16) sono due improbabili outsider: Non essere cattivo dello scomparso Claudio Caligari, un irregolare che ha saputo raccontare nel suo film-testamento (il più bello della sua scarna filmografia: solo tre film in oltre trent’anni di carriera) una storia di tossicodipendenti con adesione ai personaggi e verità commovente, senza moralismi o compiacimenti; e Lo chiamavano Jeeg Robot, diretto addirittura da un esordiente, Gabriele Mainetti, che ha osato proponendo un fantasy nelle borgate romane, con un ladruncolo che acquista super poteri ma si ritrova invischiato in sentimenti mai provati e coinvolto nel degrado e violenza (anche con troppi eccessi, unica pecca del film) del contesto in cui vive. Un film in cui si ride parecchio, pur in una storia molto dura, e ci si sorprende per la libertà narrativa.

Ma il cinema italiano dimostra di star bene anche quando non convince del tutto. Tra i rivali dei due film citati ci sono due grosse produzioni internazionali, firmate da registi della generazione dei quarantenni molto amati all’estero: Matteo Garrone con Il racconto dei racconti ha proposto un horror gotico con grande gusto visivo, da pittore barocco, magari non molto coinvolgente nelle sue tre storie ma sorprendente per stile; Paolo Sorrentino, con Youth – La giovinezza ha diviso il pubblico come fa ormai da anni (noi gli abbiamo preferito di gran lunga La grande bellezza) ma sempre con la capacità di tenere un cast internazionale e di mettere in scena i grandi temi della vita. Altro film in gara con buone possibilità è poi Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, commedia corale molto acre e di grande successo nei cinema. A questo si può aggiungere il documentario sui migranti a Lampedusa Fuocoammare di Gianfranco Rosi, candidato ai premi principali dopo aver vinto il Festival di Berlino. Non solo: con meno candidature ai premi più importanti, si trovano nelle varie candidature anche minori film molto belli come Alaska di Claudio Cupellini, suggestivi come Per Amor vostro di Giuseppe Gaudino, interessanti come Gli ultimi saranno ultimi di Massimiliano Bruno (nettamente il suo miglior film), clamorosi successi come Quo vado? di Gennaro Nunziante (che ai premi non vince mai: ma lui e Checco Zalone il premio lo hanno dagli spettatori, al box office). Ma ci sarebbero tanti altri film meritevoli nell’annata che i David prendono in considerazione – da una primavera all’altra – come La prima luce di Vincenzo Marra, con un ottimo Riccardo Scamarcio, o La bella gente di Ivano De Matteo, film girato nel 2009 ma uscito solo pochi mesi fa dopo una dura battaglia legale del regista contro il suo produttore.

E poi ci sarebbero da citare gli attori, sempre più numerosi ai massimi livelli: pensate al super cast di Perfetti sconosciuti (oltre a Marco Giallini e Valerio Mastandrea, candidati ai David, Anna Foglietta, Kasia Smutniak, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston), la rivelazione Alessandro Borghi (due nomination per Non essere cattivo e Suburra), il “supereroe” Claudio Santamaria di Lo chiamavano Jeeg Robot, lo strepitoso Luca Marinelli, doppia candidatura per Non essere cattivo e per Lo chiamavano Jeeg Robot. Quest’ultima, una parte da cattivo che in America sarebbe da Oscar sicuro. E tra le donne, la sorprendente Paola Cortellesi di Gli ultimi saranno ultimi o la toccante Valeria Golino di Per amor vostro. Ma ce ne sono tanti altri. Per cui, con buona pace di Cannes, non sorprendetevi. Anzi, lasciatevi sorprendere andando oltre ai pregiudizi: il cinema italiano è vivo e vegeto.

 

Antonio Autieri