Il trentenne Jakko è cieco a causa di una forma molto aggressiva di sclerosi multipla, che lo ha peraltro confinato su una sedia a rotelle. Vive da solo nel suo appartamento, un luogo pieno di oggetti e ricordi appartenenti alla vita precedente alla malattia: videocassette, dvd e fumetti occupano ogni angolo della casa. Oltre alla visita di un’assistente che lo supporta nello svolgimento di azioni quotidiane, Jakko intrattiene un rapporto a distanza con Sirpa, malata terminale di cancro conosciuta online, della quale si è perdutamente innamorato. I due discutono di cinema e letteratura, raccontandosi difficoltà, sogni e aspirazioni. Quando Sirpa gli comunica che le sue prospettive di vita potrebbero essere più brevi del previsto, Jakko decide di uscire di casa, prendere un treno e andare a trovare la donna a casa sua.

Esperimento narrativo coraggiosissimo, la nuova opera del finlandese Teemu Nikki (Premio degli spettatori Armani Beauty di Orizzonti Extra a Venezia78) si pone sin dalla prima scena l’obiettivo di immergersi dentro la disabilità del protagonista in maniera innanzitutto visiva: contrariamente ai classici film a tema disabilità, infatti, Il cieco che non voleva vedere Titanic bypassa la soluzione semplice e sicura che garantisce allo spettatore l’osservazione della menomazione del protagonista da lontano e decide di puntare la camera a pochissimi centimetri di distanza dal volto di Jakko. Il suo punto di vista “cieco” diventa dunque il nostro, noi stessi siamo costretti a percepire solo quella porzione di realtà cui lui ha accesso dalla sua sedia a rotelle: i suoni sono dunque più squillanti, intere parti dello schermo, persino i volti dei personaggi intorno a lui sono sfuocati. Vivere quest’esperienza in sala significa dunque condividere una condizione claustrofobica, che in più occasioni dà allo spettatore una sensazione di straniamento e asfissia, quasi come se, da un momento all’altro, tutto ciò che non stiamo vedendo potesse riservarci delle brutte sorprese.

In questa scelta tuttavia risiede la strategia vincente dell’intero film, che oltre a proporre una soluzione narrativa (e tecnica) di per sé innovativa, riesce a scrollarsi di dosso quella dose di pietismo che di solito macchia le produzioni su temi affini. Virando decisamente su toni ironici, capaci di attraversare anche topos della commedia romantica e del thriller, il film di Nikki vince per l’onestà dei sentimenti e per la brillantezza delle battute, non mancando però di sottoporre chi guarda al peso di un dramma fisico e psicologico tutt’altro che irrilevante. A dominare lo schermo, com’è normale che sia, il volto dell’attore realmente affetto da sclerosi multipla Petri Poikolainen, che col suo sguardo candido e l’autenticità della sua gestualità riesce a trasportarci in questa Odissea amorosa dagli esiti incerti ma appassionanti.

Al cinema e in contemporamea sulla piattaforma IWONDERFULL.IT.

Letizia Cilea

Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema

Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema