In una notte buia e tempestosa dei viandanti nella campagna gallese trovano rifugio nella “vecchia casa buia” dei Femm. Nella sinistra abitazione ci sono il proprietario Horace Femm, la sorella Rebecca e l’inquietante maggiordomo Morgan, ma la casa nasconde ben altri e pericolosi personaggi…

Agli albori del sonoro in America, grazie alla Universal di Carl Leammle Jr., si diffonde il genere horror di cui viene definitivamente decretato il canone grazie alla serie dei “Mostri Universal” (di cui ahimè temiamo i reboot annunciati, come il recente La mummia). Inglese di nascita, americano di adozione, proveniente dal teatro e dalla pittura, James Whale è stato, assieme a Todd Browning (Dracula, 1931), il padre-autore di quel cinema dell’orrore realizzando nel 1931 il celeberrimo Frankenstein con Boris Karloff, il seguito (per certi versi superiore) La moglie di Frankenstein (1935) e L’uomo invisibile (1933). Whale con forti influenze del cinema e della tradizione artistica europea (espressionismo), crea l’estetica non solo della creatura inventata da Mary Shelley, ma anche di tutto il cinema dello spavento e del fantastico che verrà poi. Tuttavia questo regista viene troppo spesso ricordato esclusivamente per i suoi film sui mostri, dimenticando altre opere che testimoniano la complessità del talento di James Whale, un autore completo, dallo sguardo disilluso (ma non per questo meno divertito o meno appassionato) sulla società, sulle istituzioni e sui suoi personaggi. Tra le sue opere dimenticate sono da citare Remember Last Night (1935), The kiss before the mirror (1933) e Il castello maledetto (1932).
Quest’ultima opera ha acquistato con gli anni la fama di film maledetto, introvabile, il cui negativo fu scoperto solo negli anni sessanta del regista (specializzato in film fantastici) Curtis Harrington; di recente poi questa pellicola è finita col diventare un piccolo cult. È uno dei primi esempi di gotico cinematografico, che non può non aver influenzato registi come Bava e Corman; gli effetti sonori sono ricercati, e le luci di Arthur Edeson cercano forti contrasti e inquadrature inusuali, mentre il regista racconta con cinico divertimento e molto black humor la storia di personaggi inquietanti e paranoici in un contesto spettrale e grottesco. Il risultato è per questo spiazzante e fugge a ogni restrizione di genere, è al contempo un horror, un giallo e una commedia grottesca, ma conserva tutt’ora un innegabile fascino misterioso. Questo fascino misterioso deriva non solo dall’atmosfera, ma anche dai personaggi (e nel cast ci sono giganti come Boris Karloff, Melvyn Douglas e Charles Laughton) e dallo sguardo che il regista ha su di loro. I personaggi sono una strana galleria di idioti e pazzi, e il vero mistero, la vera paura, sorge proprio dall’idiozia-pazzia di questi, le loro azioni sono incomprensibili, i sentimenti sono indecifrabili, e sfuma ogni confine tra bene-male, sanità-malattia. È la prima volta nella storia del cinema di spavento (assieme a Freaks di Browning) in cui ciò che fa paura non è un mostro, un fantasma o una maledizione, ma l’uomo stesso. L’uomo stesso ha caratteri mostruosi e fa paura: eppure, nonostante tutto, James Whale non sembra riuscire a non volergli bene.

Riccardo Copreni