C’è un’altra storia legata al magico e malvagio specchio della cattiva regina Ravenna. È la storia della sorella di lei, Freya, resa crudele da un terribile lutto che le ha fatto perdere la fiducia nell’amore e ha scatenato il potere di distruggere con il ghiaccio. Nel suo austero castello nel Nord Freya addestra bambini rapiti per diventare temibili Cacciatori; tra loro ci sono Sara ed Eric (che nel precedente Biancaneve e il Cacciatore salvava la vita di Biancaneve). Separati dopo che il loro amore è stato scoperto, i due si ritrovano quando Freya decide di recuperare lo Specchio per conquistare il mondo, ma così facendo “resuscita” Ravenna e i suoi malvagi disegni…
Suona sospetta fin dall’introduzione “giustificatoria” l’operazione sequel applicata alla favola di Biancaneve, già di suo rivista e corretta nella versione live action lanciata dalla Disney qualche anno fa. Si punta qui, non a torto, sul personaggio del Cacciatore, che tanto spazio aveva avuto nella reinvenzione del plot del film precedente rubando la scena sia a Biancaneve che al suo anonimo principe. Forse un po’ a corto di idee, però, gli sceneggiatori si affidano qui a una complicata premessa di racconto che strizza l’occhio ad un altro successo Disney (Frozen), benché in versione drammatico/adulta, per poi imbastire un racconto che si muove nei binari della più tradizionale quest fantasy (con lo Specchio ovviamente a fare da premio) intrecciato a una storia d’amore (quella tra i due Cacciatori) che non sa mai se prendere la strada della commedia sentimentale leggera (come farebbe intendere il trattamento riservato al personaggio di Chris Hemsworth) e del comico (ed ecco i nani pasticcioni e politicamente scorretti) o quella del dramma (incarnato invece dalla Sara di Jessica Chastain).
Il risultato è un filmone pieno di effetti speciali, ma un po’ carente sul piano delle emozioni. Grazie agli interpreti ci coinvolgiamo comunque un po’ nella tormentata storia d’amore di Eric e Sara, ma tutte le svolte appaiono largamente prevedibili e i temi enunciati con una frequenza che fa sospettare la mancanza di fiducia tenuta della storia. A mancare è soprattutto la potenza epica che il racconto favolistico potrebbe acquistare sullo schermo, tanto è vero che solo quando ricompare (per poco) l’arcicattiva Ravenna il film riprende un po’ quota, regalando dei momenti di maggiore tensione e coinvolgimento fino all’immancabile happy end.
Il finale lascia aperte le porte ad ulteriori sequel. MA a meno di trovare un’idea veramente forte il rischio è di ripetere operazioni come questa, che sembrano più mosse dal desiderio di sfruttare astrattamente un brand che da un’autentica urgenza di racconto.
Luisa Cotta Ramosino