Fantasy classico, rielaborazione del racconto Jack e il fagiolo magico, diretto con sicurezza ma anche senza troppa personalità da Bryan Singer, il regista dei vari I soliti sospetti, Superman returns e X-Men. Il film non è male: per gli effetti notevoli, amplificati dal 3D, per il cast ben amalgamato, per una gestione intelligente dell'elemento fiabesco e per l'attenzione al pubblico di giovani e giovanissimi: manca infatti quasi del tutto l'elemento cruento mentre grande spazio viene dato al registro romantico-avventuroso. La storia: un ragazzo povero e orfano (Nicholas Hoult, visto in Warm Bodies) cresciuto a pane e racconti incantati, si trova tra le mani, per puro caso, dei fagioli magici che consentirebbero ai Giganti, cacciati anni prima dal coraggioso Re Erik, di ritornare nel regno degli uomini. La questione si complica con la scomparsa della principessa Isabelle (la Eleanor Tomlinson di Educazione siberiana) nel regno lontano di quei giganteschi mostri e l'atteggiamento ambiguo di Roderick (Stanley Tucci), promesso sposo della principessa, a capo della spedizione che dovrà liberare la ragazza. Sceneggiato, tra gli altri, da Cristhoper McQuarrie che con Singer aveva già lavorato ne I soliti sospetti, il film è ricco di rimandi al mondo fantasy e fiabesco: da La spada nella roccia nella definizione del personaggio di Jack, investito, lui poverissimo, di un potere immenso, alla caratterizzazione di Isabel, evidentemente debitrice, nel suo desiderio di libertà e di avventure di Rapunzel, Merida di Ribelle e di tante eroine delle fiabe. Singer, che ha un curriculum variegato anche se non privo di passi falsi (il debole Superman returns) è alla prima prova nel fantasy puro: assolve il compito con una certa sicurezza appoggiandosi su tre grandi attori come il già citato Tucci e poi Ewan McGregor e Ian McShane rispettivamente nei panni del cavaliere Elmont e il re. Loro tre con carisma e professionalità fanno da spalle efficaci a due interpreti belli e puliti ma che non riescono davvero a bucare lo schermo. D'altro canto il regista di X Men se la cava con gli effetti speciali ben curati e nelle scene di battaglia, rappresentate nei dettagli e con un certo realismo anche se non riesce a imprimere al racconto e ai suoi personaggi la forza dell'epica e del tragico. È il vero difetto del film: la mancanza di un registro epico che dia coesione e forma a una storia che cita più volte Il signore degli anelli, nella sequenza dell'assedio finale e o nel racconto della corona che soggioga i giganti, ma proprio dalla trilogia diretta da Peter Jackson è lontana, per forza del racconto e statura dei personaggi.,Simone Fortunato