Nulla di nuovo sotto il sole. Perché lo spunto di partenza, pur accattivante – il mistero che circonda un gruppo di persone imprigionate in un luogo sconosciuto – deriva in parte da Tarantino (Le iene), in parte da un horror di qualche anno fa di buona fattura (Il cubo). Nulla è come sembra e se poi si aggiunge che c’è anche la possibilità che uno dei banditi sia in realtà un infiltrato della polizia, la memoria al fulminante esordio di Tarantino è ancora più facile. Film discreto almeno nella prima parte, grazie anche all’ottimo cast che annovera tra i protagonisti Jim Caviezel, Greg Kinnear e Barry Pepper. Non manca una certa tensione e il regista ha il coraggio di girare un film dentro quattro mura, ma non mancano le incongruenze anche macroscopiche: passi l’amnesia collettiva, le cui ragioni vengono spiegate chiaramente, ma non si capisce come faccia un gruppo di persone a non aver indosso nemmeno un elemento da cui si possano riconoscere. Così come non convince nemmeno la sovrapposizione dei flashback esplicativi, che arrivano troppo presto quando si deve rendere conto dell’identità dei “bravi ragazzi” e resi stolidamente da una regia che sembra cercare le soluzioni più ovvie, con il risultato che a ogni specchio parte in automatico il ricordo dei protagonisti. Male poi la risoluzione dell’intreccio, troppo affrettata e scontata, così come le indagini della polizia, non certo emozionanti, uniche sequenze all’aria aperta. E così un thriller tarantineggiante almeno nella sequenza di apertura, si incanala in una narrazione molto ovvia, per un finale “aperto” e che dice veramente poco.,

Simone Fortunato