Iago, povero ma brillante studente di architettura a Venezia, è innamorato della figlia del rettore, la bella Desdemona. Quando finalmente sta per dichiararsi entra in scena il fascinoso e raccomandatissimo Otello Moreau, rampollo di un famoso architetto, che in colpo gli ruba la ragazza e pure l’importante progetto per la Biennale che gli avrebbe garantito il futuro. Iago decide allora di muoversi con l’inganno e riprendersi quanto crede gli spetti di diritto….,Quella di Volfango de Biasi è nelle intenzioni in un’altra commedia sul contrasto tra realtà ed apparenza come lo fu la sua prima, Come tu mi vuoi. Qui, per nobilitare l’operazione scomoda addirittura Shakespeare, dal cui Otello prende spunto per creare personaggi e dialoghi che, ahimè, non mantengono per nulla il fascino dell’originale. Il punto di vista della storia, che da tragedia si volge in commedia cinica anche se la si vorrebbe romantica, è quello del “cattivo” della storia, Iago, appunto, genio dell’architettura maltrattato che si volge al male per gelosia e vendetta e le cui malefatte non fanno che smascherare le debolezze degli altri personaggi, evidentemente per l’autore meno gravi delle sue. ,Gli adattamenti shakespeariani non mancano nel cinema di lingua inglese e c’è chi si è cimentato anche nella commedia giovanile (basta pensare ad un piccolo gioiello come Dieci cose che odio di te, simpatica trasposizione collegiale de La bisbetica domata, ma anche al meno riuscito O come Otello), e l’idea non è malvagia visto che obiettivamente il genio di Stradford ha sperimentato intrecci capaci, pure se maltrattati, di fornire materiale alla cinematografia per decenni.,Qui però l’adattamento, che mescola qualche verso e nomi antichi con uno stile di vita moderno e consumisticamente decadente (c’è pure una festa in maschera che fa il verso all’orgia di Eyes wide shut) e gaudente, vira involontariamente verso la farsa e non mantiene alcuna delle sue promesse. ,Inoltre, ancor più che il legittimo cambio di punto di vista, la scelta di non portare la vicenda alle sue conseguenze tragiche così come da originario copione, si rivela un’opzione un po’ vigliacca che mina alle radici i presupposti stessi su cui si reggeva la storia originale. ,Sosteneva in un suo studio il critico letterario Booth che quando un’epoca non riesce più a condividere ed entrare in connessione con i valori portanti di quella che ha prodotto un’opera, le diventa quasi impossibile apprezzarne la ricchezza artistica, oltre che morale.,Ed è quello che accade qui, non solo nel finale pacificatorio e falsetto, che sanziona definitivamente la mancanza di scrupoli come unico modo per salvarsi da un modo ingiusto e falso, ma in tutta la vicenda che manca di credibilità fin dai primi sviluppi.,Davvero dura condividere con Otello, sulla base di un fazzoletto, le preoccupazioni per la fedeltà e la virtù di una Desdemona che va normalmente in giro con minigonne inguinali e partecipa candida a festini orgiastici, mentre per i suoi compagni di corso la preoccupazione principale sembra essere trovare qualcuno con cui fare sesso.,L’accenno di critica sociale, con l’esaltazione di un’ideale società meritocratica in contrapposizione ad un sistema fatto di raccomandazioni e compromessi, messa in bocca al poco convincente Vaporidis, sembra più che altro il tentativo di dare una veste morale ad una vicenda che di morale ha davvero poco e che infatti termina sanzionando la bontà dell’inganno come mezzo per raggiungere i propri scopi.,In questo contesto infilare qua e là un verso shakespeariano e lasciarlo massacrare dalle dubbie doti espressive della gang di attor giovani capeggiata da Nicolas Vaporidis e Laura Chiatti non serve a nobilitare l’insieme, per cui un’operazione sulla carta interessante va alla deriva verso la solita sottomediocrità su cui si va attestando la nuova commedia teen all’italiana.,

Laura Cotta Ramosino