Gli adattamenti cinematografici de I tre moschettieri iniziano nel lontano 1909, con una versione (ovviamente) muta, proseguono fino a oggi con una cinquantina di titoli, tra europei e americani. Il romanzo, un’opera sicuramente geniale, è tutt’oggi una lettura appassionante e divertente, per molti versi ancora molto moderna, consigliabile ai giovani e agli adulti. La nuova versione del capolavoro di Alexandre Dumas diretta da Martin Bourboulon, pur senza essere tra quelle più eccelse, sfoggia un cast di interpreti decisamente sopra la media.

Cominciamo dai difetti: il più evidente di questo I Tre Moschettieri – D’Artagnan è proprio nelle scene d’azione, naturalmente numerose. Quando pensiamo all’importanza cruciale della coreografia dei duelli all’arma bianca nel cinema cosiddetto “di cappa e spada”, non così lontana dai canoni della commedia musicale classica o da quelli dei film di arti marziali, e considerata la confusione visiva proiettata sul grande schermo, si può solo rimanere perplessi. Specie nel paragone coi tanti film infarciti di scene di combattimento (anche senza scomodare John Wick, basti pensare all’uso del borsello come arma in Everything, Everywhere, All at Once).

L’altro problema del film è la sceneggiatura: vista la durata di due ore non sarebbe stato impossibile rispettare gli eventi narrati da Dumas; ma allora perché riscrivere gran parte della storia e stravolgere la mirabile sequenza di incredibili colpi di scena che si susseguono nel libro, uscire dalla costruzione di personaggi complessi e affascinanti, per riprodurre un mondo sinistro e lurido che scimmiotta il XXI secolo, con ricorso a coincidenze e mancanza di logica sistematica per quanto riguarda le decisioni, persino l’ubicazione dei personaggi? Per stravolgere una storia già così ben strutturata bisognava mostrare ben altre alzate d’ingegno.

Così ora è il principio della manipolazione politica a portare D’Artagnan (François Civil) a sventare un colpo di stato e/o una guerra, e a rendere “moderni” questi Tre moschettieri: Milady (Eva Green) diventa l’antenata dei comandanti paramilitari sul modello Wagner; Porthos (Pio Marmaï) è bisessuale, a dimostrazione che le usanze all’epoca erano molto più dissolute di oggi; il mistico Aramis (Romain Duris) sembra Casanova; solo Athos (Vincent Cassel) sembra rispettare l’iconografia classica; le armi da fuoco vengono usate sistematicamente; nel bel mezzo di un matrimonio reale si prepara un vero e proprio attacco terroristico. Tutte fantasie che ci sembra arricchiscano ben poco le vicende scritte. Anche perché il racconto risulta spesso troppo veloce rispetto alla complessità delle situazioni che si trova a mostrare, con un’immagine brunastra e uniformemente scura che risulta molto poco attraente; così I tre moschettieri – D’Artagnan, affinché lo spettatore non si distragga, deve forzatamente contare sul talento dei suoi attori.

Dobbiamo comunque riconoscere che l’intero cast fa di tutto per coinvolgerci, con un’energia costante e riversata a piene mani, che riesce a salvare quasi tutte le scene. Ma soprattutto la coppia Louis GarrelVicky Krieps, compone una coppia reale (Luigi XIII e la moglie Anna d’Austria) che supera (finalmente e nel modo più accattivante) tutti i più classici stereotipi, apportando una graditissima spinta verso l’alto al tono generale del film.

Aspettiamo quindi con ansia il prossimo I tre Moschettieri – Milady, soprattutto per vedere se i prossimi duelli saranno più appassionanti.

Beppe Musicco

 

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