George viene licenziato dalla scuola cattolica dove lavora, perché si diffonde la notizia del suo matrimonio con un altro uomo (Ben, suo compagno da trentanove anni). Non potendosi più permettere la casa dove vivono, i due cercano asilo temporaneo presso parenti e amici.,La naturalezza con cui gli attempati Ben e George si dirigono insieme verso il luogo dove si sposeranno è quella di due persone che stanno insieme da una vita e si trovano già nella fase più matura del loro rapporto. La legalizzazione delle unioni omosessuali nello Stato di New York è ciò che rende possibile il matrimonio tra i due, evento a lungo desiderato e sentito dai loro cari come il coronamento di una storia ben consolidata. L’ufficializzazione dell’unione non è però condivisa dalla dirigenza della scuola cattolica dove George lavora come direttore del coro: la sua scelta di vita non è in linea coi precetti della Chiesa Cattolica, e George viene licenziato in tronco. La cosa rappresenta naturalmente una complicazione per i neosposi, il cui sostentamento sembra dipendere quasi esclusivamente dallo stipendio di George (Ben è un pittore settantenne che non riscuote grande successo). Così i due decidono di vendere la casa dove vivono; in attesa di trovare una sistemazione più modesta, Ben viene ospitato dalla famiglia del nipote di George, e George da una coppia di amici poliziotti. Non sarà facile sopportare la reciproca distanza e la convivenza con persone tanto diverse da loro.,Il regista indipendente Ira Sachs sembra oscillare tra la volontà di raccontare una relazione longeva e consapevole e il tentativo di indagare, a partire da questa relazione, diversi approcci all’amore, corrispondenti a diverse fasi della vita: i problemi di comunicazione tra due coniugi di mezza età (il nipote di George e sua moglie) alle prese con un figlio appena adolescente, le incertezze del ragazzino di fronte al suo primo innamoramento, la spensieratezza di una giovane coppia gay.,Nel dubbio, entrambi gli estremi dell’oscillazione vengono soltanto sfiorati. L’intera parte centrale del film appare “appiccicata” tra un inizio e una fine già chiari da principio: mentre la vicenda principale non si evolve granché a causa della distanza tra i due protagonisti, vediamo succedersi alcune sottotrame che a conti fatti non hanno una vera utilità ai fini della narrazione. Sembra che i personaggi secondari, in particolare i poliziotti gay-macchiette, siano inseriti unicamente per rafforzare l’immagine di “maturità” rappresentata da Ben e George, un’immagine che però viene data per scontata, di cui troviamo conferma solo per “sentito dire”.,Soprattutto i diversi argomenti lanciati nella prima parte (tutte le difficoltà concrete derivanti dal licenziamento, la critica alla Chiesa) non sono approfonditi e la questione della ricerca di una casa alla fine viene risolta fin troppo facilmente, grazie all’entrata in scena di una sorta di “deus ex machina”. Inspiegabilmente poi, l’unica svolta narrativa forte avviene nel finale.,Aspetto più piacevole del film sono le interpretazioni degli attori protagonisti: John Lithgow (visto di recente in Interstellar) nella parte dell’anziano naϊf Ben e Alfred Molina, il saggio e pacato George.,Maria Triberti,