La giornalista Becky Bloomwood è una shopaholic, una maniaca dello shopping che consuma in modo compulsivo le sue carte di credito attendendo di essere prima o poi assunta nella sua rivista di moda preferita. Braccata da un esperto di recupero crediti e rimasta senza lavoro riesce per un equivoco a farsi assumere in una rivista che si occupa di risparmio e diventa, con il soprannome di “ragazza dalla sciarpa verde” una quotata opinionista di economia. Nonostante i buoni propositi e l’amore nascente per Luke, il suo capo bello e risparmiatore, le abitudini di Becky non cambiano e la resa dei conti si avvicina…,Attesa trasposizione cinematografica di un bestseller – di Sophie Kinsella – di anni lontani (nel tempo e nelle abitudini) dall’attuale crisi economica e creditizia, la commedia di P.J. Hogan arriva sugli schermi quando l’eccesso di credito dissennato l’ha trasformata da apologo semiserio in un’inquietante allegoria del presente.,Eppure la parabola (quasi evangelica a ben vedere) di Becky, schiava della soddisfazione effimera che gli acquisti le garantiscono, ma in fondo bisognosa soprattutto di trovare un oggetto più stabile e saldo su cui “investire” il proprio cuore, potrebbe avere un suo valore anche di fronte all’oggi. Che i soldi e le cose, diversamente da quello che vuol farci credere il sistema consumistico di cui siamo spesso inconsapevoli schiavi, non siano altro che transitorie risposte ad un’esigenza di felicità e amore assai più profonda e inesauribile è una verità ovvia ma che non è male sentirsi ripetere una volta di più.,Purtroppo il film non trova il coraggio di portare fino al suo naturale esito il suo concept fondante, di per se stesso anticonsumistico, forse non tanto per un’incapacità degli autori, ma per la sua condizione di prodotto del sistema che dovrebbe criticare (dopotutto gli stessi marchi che provocano gli accessi di dipendenza di Becky sono quelli che hanno contribuito a pagare il film). ,Peccato che il film, soprattutto nell’oretta centrale, si appoggi più sulle gag da slapstick comedy provocati dalle gaffe e dall’imbranataggine della protagonista (sempre in fuga da un ostinato esattore di crediti), che su un reale approfondimento della delicata storia d’amore con il suo capo tutta sostanza e poca apparenza, ma anche delle ragioni che stanno dietro al suo irresistibile bisogno di comprare. ,Anche se Becky si guadagna senza fatica le simpatie del pubblico femminile (a chi non è capitato di lavare qualche dispiacere con un acquisto di accessori molto poco necessari?), non è mai chiarito come dalla propensione della mamma di lei agli acquisti in saldo debba derivare in modo automatico la sua patologica propensione alla spesa incontrollata nei negozi di marca. ,La sostanziale amorevolezza dei pur tirchi e risparmiosi genitori di Becky osta un po’ con la tesi di partenza che il piacere degli acquisti sia un surrogato provvisorio e insoddisfacente del sentimento. Bisognerebbe allora concludere che il male di Becky sia un’epidemia generazionale? Più coerente, da questo punto di vista, lo sviluppo dell’amicizia tra Becky e la sua amica e padrona di casa Suze, che la spalleggia indulgente nelle sue debolezze, le scusa ogni errore, e le dà la sua fiducia fino a sceglierla come damigella d’onore al suo matrimonio, almeno finchè l’ennesimo tradimento di Becky non mette in dubbio il loro stesso rapporto . ,È nell’ultima mezzora che il racconto prende il volo per concedersi un finale simpatico e coinvolgente che fa dimenticare le molte pecche dello svolgimento.,Nell’economia, come nell’amore e nell’amicizia, è la morale definitiva, il valore in gioco è sempre la fiducia, un bene che è illusorio pensare di acquistare in saldo o senza fatica e che Becky riuscirà a conquistare solo quando sarà pronta a sacrificare per esso quanto ha di più prezioso. ,

Laura Cotta Ramosino