Thriller interessante, di buona fattura e di discreta scrittura. È diretto dal regista francese Pascal Laugier, già autore di un film estremo e assai cruento come Martyrs, efferatezze qui del tutto messe da parte per abbracciare il canovaccio classico del thriller di atmosfere vecchio stampo. Si inizia bene: nella cittadina di Cold Rock, immersa nella provincia americana si respira un'aria decadente e asfittica. La città, dove da anni la miniera che dava lavoro a tanta gente è stata abbandonata, è defunta: la case di legno sono sfasciate, le strade in rovina, i rottami e le vecchie carcasse di auto sono ovunque e la foresta nera e intricata che si stagliava lontano anni prima pian piano si è fatta strada fino ai margini della città. Alla radio risuonano le parole folli di un predicatore che chiama a raccolta e prepara le anime all'Apocalisse imminente mentre i pochi abitanti rimasti, coi loro volti segnati dalla durezza di una storia fatta di privazione e tanto dolore, si radunano come fantasmi nell'unica locanda rimasta. Si radunano e rievocano la leggenda del misterioso Uomo Alto che ruba i bambini per nasconderli nella foresta. Qualcuno ci crede, qualcuno è più scettico. Quando la giovane Julia Dennig (Jessica Biel, bravissima) compare sulla soglia del locale sporca di sangue e isterica per la scomparsa del figlio, ci si organizza per una caccia all'uomo. Laugier, anche sceneggiatore, ha buon gioco nel creare l'atmosfera giusta: la città sembra davvero parlare e crea nello spettatore un senso di angoscia e di inquietudini. La confezione è raffinata e il cast gira molto bene: la Biel, impegnata in un ruolo assai ambiguo, imbruttita per esigenze di sceneggiatura, è perfetta per il ruolo e regge bene il confronto con i tanti caratteristi con cui ha a che fare. La sequenza del rapimento del figlio è ben realizzata e verosimile e di grande impatto scenico ma a colpire senz'altro lo spettatore è la svolta inaspettata con al centro proprio la Biel e gli avventori della locanda. Da questo momento in avanti il film, che all'inizio pare riprendere le ambientazioni soffocanti di Un tranquillo week end di paura, si trasforma in una favola gotica con tutti gli ingredienti tipici (il bosco, l'orco, i bambini). Laugier si conferma un talento quando deve giocare con le attese dello spettatore e quando deve gestire la tensione: cita parecchio cinema thriller degli anni 70, non si dimentica delle proprie origini horror (una sequenza è evidente richiamo a Saw) e riesce con abilità a passare di registro, dal fiabesco al thriller classico al cinema della paranoia. Non mancano tante, troppe inverosimiglianze: la svolta potente collocata nella prima parte del film è suggestiva ma le manca qualche presupposto (tipo l'assoluta mancanza di consapevolezza del ragazzino che con troppa facilità abbraccia i colpi di scena in cui incappa), qualche personaggio è un po' ovvio. La babysitter è un personaggio interessante ma dagli sviluppi banali mentre la ragazza muta interpretata dalla brava Eve Harlow è solo in parte convincente. Per non dire di un finale certamente di grande effetto, cinematograficamente potente, ma che non scioglie i tanti dubbi che a un certo punto – e a buon ragione – assalgono lo spettatore. ,Simone Fortunato