Hunger Games, una delle saghe più amate del 2012, torna sullo schermo con Hunger Games: La ballata dell’usignolo e del serpente, un interessante prequel in cui il regista Francis Lawrence, autore dei tre film precedenti (il primissimo fu diretto invece da Gary Ross), ci conduce nella storia di Coriolanus Snow, antagonista principale della saga, qui giovane studente e non ancora presidente feroce e senza scrupoli di Capitol City.  Il film segue gli inizi di Coriolanus (Tom Blyth) come mentore di una delle prime edizioni dei sanguinari Hunger Games, giochi ancora rudimentali e punitivi che iniziano timidamente a diventare lo spettacolo crudele e contorto in cui abbiamo visto Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence nei precedenti film) distinguersi e diventare la nostra eroina distopica preferita. La nuova protagonista femminile, anch’essa proveniente dal poverissimo Distretto 12, è Lucy Gray Baird (Rachel Zegler): una giovane e coraggiosa cantante che in qualche modo ci ricorda Katniss, ma al suo contrario riesce a penetrare nel cuore ancora apparentemente tenero di Coriolanus.

Nonostante Rachel Zegler sia ad oggi una delle attrici più odiate di Hollywood (causa alcune dichiarazioni controverse riguardanti il nuovo live action di Biancaneve, di cui sarà protagonista) questo film parrebbe essere una possibilità di riscatto dall’immagine negativa acquisita: Zegler recita e canta molto bene, interpretando perfettamente un ruolo piuttosto sfaccettato, a metà tra la ragazza innocente e l’eroina scaltra che tenta con furbizia e appena un pizzico di manipolazione a sfuggire una sorte ingiusta. Altrettanto notevole l’interpretazione di Tom Blyth nei panni del futuro presidente Snow, che vedremo passare con sottile maestria da giovane inesperto all’uomo crudele che conosciamo bene.

La bravura degli attori e la trama più che interessante, però, non distolgono del tutto da evidenti problemi di gestione del tempo. Il film, estratto dall’ultimo libro di Suzanne Collins, è diviso in tre parti e presenta numerosi buchi di trama e scene gestite frettolosamente, che rendono la narrazione molto più costruita di quanto non dovrebbe, impedendo al pubblico di essere emotivamente coinvolto nella storia. Per rimediare forse a questo problema, il regista deve aver puntato sull’aspetto orrorifico e cruento, molto più accentuato rispetto ai film precedenti. Sicuramente il sottotono cupo e l’inquietudine, derivanti anche dal soggetto, rendono il prequel di gran lunga più faticoso e forse meno adatto ad un pubblico più giovane.

Come molti film del genere “villain origin story”, non ci si può certo aspettare note speranzose o un messaggio positivo. Il cattivo rimane cattivo. Questo è forse l’unico tassello che permette alla storia di imporsi come significativa all’interno della saga, mostrandoci la nascita e crescita di una mente contorta che proprio per questa sua crudeltà e per la mancanza di speranza arriva all’effetto desiderato: quello che ci fa guardare alla figura di Coriolanus Snow con un interesse nuovo e con ancora più orrore.

Maddalena Villa

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