Il famoso illusionista Houdini, specializzato in fughe acrobatiche e spettacolari, dopo la morte dell’amata madre sfida i sensitivi di tutto il mondo a indovinare con esattezza le ultime parole rivoltegli dalla donna sul letto di morte in cambio di un premi di diecimila dollari, una sfida che gli permette di smascherare imbroglioni ovunque. Ma il destino è in agguato. Giunto in tournée ad Edimburgo incontra Mary Macgartie e sua figlia Benji, che tirano a campare sfruttando la credulità di persone colpite da lutti recenti estorcendo loro denaro grazie alle presunti doti psichiche della donna (e a un’ottima ricerca negli archivi!). ,Per Mary, provata da anni di povertà e dal disprezzo della gente per una donna sola, la sfida del grande mago è un’occasione da non perdere, ma sin dal primo incontro tra lei e Houdini si crea un legame da cui è difficile sfuggire e la posta in gioco diventa ben più che il denaro.,Dopo The Prestige di Christopher Nolan, e L’illusionista con Edward Norton, arriva sugli schermi italiani un’altra pellicola dedicata al mondo affascinante e misterioso della magia, o meglio, dell’illusionismo, e al suo più illustre rappresentante, Henry Houdini, illusionista, prestigiatore, escapista (la sua specialità erano le fughe da una cassa di vetro in cui veniva immerso incatenato) nonché indagatore acuto e scettico (insieme ad Arthur Conan Doyle) dell’occulto e del paranormale. Come ben spiegava Nolan nel suo film, la magia da palcoscenico (la stessa che praticano, seppur con stili e con successo economico diversi, sia Houdini che Mary) è un’arte fatta di esercizio scrupoloso e di capacità di affabulazione che, complice la (più o meno volontaria) sospensione dell’incredulità di un pubblico ben disposto, permette, per lo spazio di uno spettacolo, di rendere “reale” l’esistenza di qualcosa di misterioso che va oltre la vita di tutti i giorni.,Qui, come altrove, l’argomento si presta a riflessioni sulla fede e la ragione, la consistenza del reale, l’esistenza di un oltre misterioso che va al di là della semplice percezione sensoriale (se quello che passa davanti agli occhi è spesso il frutto dell’illusione, vacilla anche l’assunto positivista che la realtà sia solo quella che percepiscono i sensi).,Houdini, schiacciato da un affetto smisurato e dal senso di colpa, vorrebbe ottenere tramite esperimento le prove scientifiche” dell’esistenza dell’Aldilà, e per tutta la pellicola ci chiediamo se quello che davvero vuole sia una dimostrazione o una plateale falsificazione, e la sua sfida quasi compulsava alla morte (negli spettacoli, ma anche fuori), né è il contraltare inevitabile, come se il continuo oltrepassare il limite potesse forzare chiunque stia “dall’altra parte” ad un intervento. Dall’altra parte Mary e sua figlia, provate da una vita di stenti (sono ridotte a vivere in una casetta miserabile nel bel mezzo di un cimitero!) sembrano dare per scontato che l’unica realtà esistente o comunque dotata di significato sia quella della sopravvivenza e del toccare con mano.,Il film, che si appoggia sulle ottime prove dei suoi interpreti (soprattutto Guy Pearce, trasformato fisicamente per incarnare il mago) è pieno di suggestioni ma è reso assai confuso dall’accumularsi di immagini e metafore: numerosissime quelle legate al tema della maternità, a partire dalle grandi vasche in cui Houdini si immerge, come in un continuo (impossibile) ritorno al liquido amniotico del ventre materno, fonte di vita ma anche di possibile morte (come ricorda la presenza al suo fianco di un aiutante dotato di accetta per i salvataggi dell’ultimo momento).,Questa confusione, che mescola all’indagine sul soprannaturale l’immersione nei meccanismi dell’amore e della gelosia (quella della piccola Benji per il rapporto tra la madre e il mago, quella del manager di Houdini che lo vorrebbe concentrato sullo showbusiness), non aiuta a seguire la storia, che dopo un po’ perde una precisa direzione e la logica narrativa, per rifugiarsi nella sempre consolante soluzione dell’amore romantico, suprema panacea di ogni ferita psicologica.,E pazienza che la moglie di Houdini, lungi dall’essere come qui una figura di comodo secondo piano nella lontana America, fosse stata lei stessa un’illusionista e poi per anni l’aiutante di scena del marito. Il finale, che rimescola le carte tra realtà, illusione e vaticinio, ribadisce senz’ombra di dubbio quello che ogni essere umano nel suo cuore riconosce, che la realtà, cioè, va ben oltre quello che passa sotto lo scrutinio dell’esperienza sensoriale.,Alla fin fine ne doveva essere convinto anche Houdini, se alla sua morte, diede mandato alla consorte di cercare di contattarlo (tramite seduta spiritica) negli anni a venire. Se davvero c’era un Aldilà lui si sarebbe fatto sentire. A quanto sembra, gli eredi stanno ancora aspettando, ma come ben insegna un episodio simile di Magnificat di Pupi Avati (e come qui dimostra l’imprevista profezia della piccola Benji), il fatto che il mistero non sia disposto a rivelarsi nei tempi e nei modi che pretendiamo, non significa affatto che non esista.,Laura Cotta Ramosino