1859, san Pedro Valley, nell’attuale Arizona. Tre coloni, tra cui un bambino, cercano di stabilirsi vicino a un fiume: ma è la zona in cui vivono gli Apache, che li massacrano. Poi arriva un forestiero cristiano, che vede una chiesa diroccata e poi i tre cadaveri, cui dà religiosa sepoltura. Passati un paio di anni, vediamo che si sono insediate alcune famiglie. Dopo una notte di festa, gli indiani assaltano il piccolo villaggio, sterminano la gran parte degli abitanti e costringono alla fuga su alcune alture i sopravvissuti. Alcuni si rifugiano in una casa isolata dove vive una famigliola, ma gli Apache arrivano e si salvano solo una donna con la figlia nascoste sotto il pavimento. Mentre tra gli Apache c’è un forte confronto tra i giovani guerrieri sanguinari e il saggio capo disposto alla convivenza con i bianchi, arriva in soccorso dei superstiti l’esercito degli Stati Uniti d’America; e non mancano i cacciatori di scalpi indiani a pagamento.

Quindi l’azione si sposta nel Montana, dove una donna uccide un uomo e porta via un neonato. La ritroviamo qualche anno dopo, con il marito e il bambino, in Wyoming dove c’è un vero paese sviluppato, con tanto di saloon e di bordello dove arriva l’avventuriero Hayes Ellison – e finalmente si vede il protagonista, regista e produttore Kevin Costner – che viene avvicinato da una giovane prostituta che dovrebbe in realtà guardare il bambino della coppia di sposi, i quali vengono uccisi a tradimento da persone che pensavano interessate al loro commercio di stoffe. Gli assassini sono interessati a recuperare il bambino portato via – sono i figli dell’uomo ucciso dalla donna, e iniziano  danno la caccia a lui e alla prostituta / baby sitter, difesi da Hayes che li porta lontano. E a Santa Fè, in Kansas, una carovana di coloni si sposta in cerca di un luogo in cui fermarsi: attireranno le attenzioni di altre tribù indiane, mentre la vedova e la figlia della famiglia sterminata dagli idiana in Arizona suscitano la simpatia dei soldati che le scortano, tra innamoramenti imprevisti e gesti di attenzione della piccola ai combattenti dell’ormai scoppiata guerra civile.

Capiamo che da questi cenni di trama si capisca poco, e anche a vedere questi avvenimenti sullo schermo si rischia il disorientamento, tanto ricca è la materia narrata. La prima parte di Horizon: An American Saga – Capitolo 1, saga diretta e prodotta da Kevin Costner, presentata fuori concorso al Festival di Cannes 2024, rischia peraltro al momento di rimanere senza continuazione: dopo le prime tre ore doveva seguire una seconda parte, già pronta, ad agosto 2024 ma è stata rinviata – si spera per pochi mesi – a causa dei bassi incassi negli Usa e soprattutto nel mondo; e nel progetto complessivo ci sarebbero anche un terzo e quarto capitolo… Costner, che ha investito decine di milioni di dollari nel progetto, forse stavolta ha davvero esagerato in ambizione: in confronto il sanguinoso flop di Waterworld negli anni 90 è nulla. Ma dopo essersi rimesso in piedi ed essere stato apprezzato da pubblico e anche critica – che da giovane non lo amava – grazie a una serie di buoni o ottimi film e anche di serie tv, in questo caso la saga di storia americana sembra un errore di valutazione e di generosità. Costner ha puntato sulle sale cinematografiche e non sul piccolo schermo, come per la serie Yellowstone di cui era protagonista. Soprattutto ha osato fin troppo, diluendo già la prima parte troppe storie, località, personaggi, tutti diretti verso una terra chiamata Horizon.

Tutto vero. Eppure da semplici amanti del western merita solo ringraziamenti. I difetti ci sono, si fatica a raccapezzarsi, ma abbondano scene indimenticabili di violenza e di generosità umana, di amore e di odio, di personaggi portatori del meglio e del peggio dell’umanità. Due i temi di fondo che stanno a cuore di Costner. Il primo è il motore è da cui sono nati gli Stati Uniti, ovvero lo spirito di avventura e di scoperta di nuove terre che ha sfidato anche una violenza che sembra il “contro motore” di questo spirito. In una scena un generale dell’esercito spiega a un ufficiale che, per quanto cerchino di dissuadere nuovi arrivi in terre pericolose, nuove carovane arriveranno a sfidare la sorte. «Non c’è esercito sulla faccia della terra che possa impedire l’arrivo di coloni. Gli indiani non smetteranno di combatterli, ma i coloni continueranno ad arrivare». È il desiderio di nuove terre e soprattutto avventure che spinge sempre il cuore dell’uomo a viaggiare, spostarsi, in cerca di possibilità e di futuro: ne conseguono i grandi rivolgimenti della Storia da assecondare, secondo Costner (e non solo), che ovviamente dicendolo pensa anche a simili movimenti nel nostro presente, magari più tra sud degli States e i confini messicani che tra Africa ed Europa.

L’altra idea portante è la (ri)nascita di una nazione sulle ceneri della guerra civile. Un nuovo e immane massacro da 600mila morti su pochi milioni di abitanti – e morti con scontri “fraticidi” – da cui la nuova nazione prenderà il decisivo slancio per diventare la superpotenza del XX secolo. Ma se ne saprà di più nel secondo capitolo, che speriamo di vedere presto.

Sicuramente Horizon: An American Saga – Capitolo 1 non è un film per tutti, ma per gli amanti del western è un film da gustare nella cura dei dettagli, nella scelta delle facce e nell’intensità delle interpretazioni. Su tutti l’uomo alla guida del progetto: Kevin Costner è sempre più bravo anche come interprete, a suo agio deve badare a mandrie e cavalli ma soprattutto credibilissimo come garante di un tale kolossal nel suo genere preferito (in cui aveva dato ottime prove di sé con Balla coi lupi e Terra di confine – Open Range), mentre si ritagliano uno spazio nel film e nel cuore degli spettatori Sam Worthington, Sienna Miller, Luke Wilson, Michael Rooker e Danny Huston. Costner, come dicevamo, con questo progetto osa tantissimo: la sua saga intreccia tante storie e personaggi in un tourbillon di fatti e d’azione, ma anche prendendosi i tempi che vuole, prolungando il suo sguardo su personaggi che ama con tutta evidenza. Lo fa tenendo a mente la lezione dei grandi maestri del western (John Ford su tutti, ovviamente). E lo fa con potenza visiva, grandi emozioni e riflessioni da grande autore.

Antonio Autieri

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