Un altro film rovinato dal doppiaggio italiano, questa volta affidato a Francesco Facchinetti e Luca Argentero. Il loro timbro di voce e la loro inesperienza (Facchinetti aveva già doppiato, e con esiti non felicissimi Robots; Argentero è al primo film come doppiatore) e un adattamento del testo per lo meno discutibile (esclamazioni del tipo: “Troppo togo!” non c'entrano nulla con la realtà del parlato: chi oggi – e soprattutto tra i giovanissimi – userebbe un linguaggio del genere?) danneggiano un film già di per sé piuttosto debole. L'idea di partenza del film diretto da Tim Hill (Alvin Superstar) e prodotto da Chris Meledandri (Cattivissimo me) è quella di aggiornare la favola di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato con gli effetti di oggi. Ma, a parte il fatto che in questo film, in cui attori in carne e ossa si mescolano alle creature animate gli effetti speciali non sono neanche così irresistibili, lo spunto si ferma solo a una sequenza in cui, nel suo rifugio nell'isola di Pasqua, il Coniglietto Pasquale prepara cestini di leccornie per i ragazzini: caramelle, confetti colorati, coniglietti di cioccolato. Ad aiutarlo piccoli pulcini che un po' come i Minions di Cattivissimo me danno una mano comportandosi in modo un po' goffo.,Il problema è che i Minions erano buffi e facevano sorridere; questi pulcini invece, che tra l'altro non incidono mai nella pellicola muovendosi solo sullo sfondo, non sono mai simpatici. Compreso il capo pulcino Carlos, il debolissimo antagonista del film e l'inevitabile pulcino ballerino, ennesima figura animata – praticamente non scritta in sede di sceneggiatura – e che dovrebbe risultare simpatica perché ama la musica rock, un po' come i lemuri di Madagascar.,A dire il vero sono poco simpatici pure i protagonisti, il coniglietto (doppiato proprio da Facchinetti, in originale la voce è di Russell Brand) e James Marsden nei panni di Fred Lepris (Luca Argentero), il giovane spiantato, che vive ancora coi genitori e che non ha ancora capito cosa fare da grande nella vita. Lo aiuterà il rapporto con il coniglietto che da grande sogna di fare il batterista e che per questo è scappato dalla sua isola e da suo papà, mite coniglietto pasquale. Se fortunatamente, come non sempre capita nei film d'animazione per i più piccoli, il padre è un personaggio positivo (sinceramente preoccupato per il figlio un po' scapestrato), la storia del film scorre in modo molto piatto. Per tenere desta l'attenzione del pubblico ci si affida ai soliti mezzucci: una colonna sonora martellante, qualche volgarità, la presenza, assolutamente non necessaria, di tre conigliette ninja soprannominate Berretti Rosa e incaricate di ritrovare il coniglietto ribelle. Unico riferimento per i papà presenti in sala: la presenza autoironica di David Hasselhoff nei panni di un pigmalione musicale, ma è davvero poca cosa. Visivamente, il film assomiglia molto a Alvin Superstar, il precedente film di Hill, nel quale i criceti originali diventavano quasi dei cuccioli di peluche in tre dimensioni. Ma se almeno Alvin aveva una ragion d'essere come attualizzazione di un personaggio che aveva avuto una certa fortuna negli anni 80, le gesta del coniglietto pasquale interessano poco anche per lo scarso appeal qui da noi del Coniglietto che porta i cioccolatini a Pasqua. Soprattutto, per la mancanza di vere spalle comiche e per la debolezza di una narrazione troppo prevedibile, il film rischia di avere scarso feeling con lo spettatore piccolo e grande.,Simone Fortunato,