Una donna manager fredda e senza scrupoli: è questa Anita. Che però ha un punto debole: la storia con il suo superiore Pilade, ambizioso direttore generale, che convince il presidente della multinazionale del farmaco in cui lavorano entrambi a promuovere a direttore commerciale dell’azienda. Ma Pilade è sposato, e – nonostante le promesse – non ha il coraggio di lasciare moglie e figlie. Ma quando Anita gli dice che aspetta un bambino e non fa più in tempo ad abortire, come vorrebbe (i termini consentiti dalla legge sono scaduti), il mondo le crolla addosso: sfuma la promozione, il lavoro, l’amante… Licenziata senza giusta causa, Anita vuole vendetta, anche a costo di accettare a malincuore l’aiuto di un collega avvocato che si è invaghito di lei o di stringere un’alleanza con una corte di miracoli di strane donne frustrate, depresse, tossiche o spacciatrici di medicinali.,Dopo il buon esordio di Amiche da morire, c’era grande attesa per l’opera seconda di Giorgia Farina. Purtroppo, Ho ucciso Napoleone non è brillante e “urgente” coma il precedente film, e l’accumulo di situazioni, personaggi (ha un forte senso di banale deja vu la famiglia allargata di lei piena di artisti o presunti tali, con padre risposato con un ragazza ben più giovane e madre “anni 70” felicemente insieme a una lesbica) e soprattutto colpi di scena nel finale non aiuta. Lo stile è controllato e brioso al tempo stesso, con un uso brillante di tagli e inquadrature; il ritmo non manca, gli attori sono ben diretti; si può annotare a volte qualche inopinato cambio di direzione di interpreti costretti dalla sceneggiatura ad alternare tono surreale e rari momenti realistici dei propri personaggi, a cominciare da una pur brava Micaela Ramazzotti che rende al meglio un personaggio originale e ben scritto. Il tentativo di mettere in atto una commedia “nera” è interessante, ma appunto Amiche da morire convinceva di più. Alcune svolte nel finale, in particolare, sembrano troppo brusche per risultare credibili, non essendo mai stata preparata da avvisaglie e piccoli indizi. Più convincente la prima parte, con qualche gag riuscita (il fidanzato lasciato solo al corso pre-parto), i mille tic della protagonista sempre più stressata e il rapporto tra Anita e l’avvocato Biagio che cresce a colpi di “lei” fino al matrimonio. Soprattutto, ottimi tutti gli attori: da una Micaela Ramazzotti convincente in un ruolo da bruna e da dura, per quanto quasi da fumetto, alla coppia di partner Adriano Giannini – Libero De Rienzo, che hanno personaggi più sfaccettati del solito, e poi un gruppo di brillanti comprimarie come Elena Sofia Ricci, Thony, Iaia Forte e Monica Nappo (con personaggi unite da solidarietà femminista divertente e non troppo ideologizzata), oltre alla sempre brava Pamela Villoresi e a una Erica Blanc irresistibile.,Antonio Autieri