Gary Johnson (Glen Powell) è un professore di filosofia all’Università di New Orleans che lavora come finto sicario in operazioni sotto copertura. La premessa può sembrare inverosimile, ma la sceneggiatura fornisce un percorso logico affinché il nerd di Johnson (si interessa anche di elettronica fai da te) possa effettivamente apparire come una risorsa per le squadre di sorveglianza del dipartimento di polizia della città. E, cosa ancor più interessante, questa storia è per lo più realmente accaduta.

Quel che incanta i poliziotti è quanto sia bravo Gary a fingere di essere un killer professionista. Come un attore consumato, crea travestimenti su misura per il tipo di sicario che deve interpretare, ricopre quel ruolo finché non compaiono i soldi che porteranno all’arresto, poi se ne torna a casa dai suoi gatti Id ed Ego e da un pasto da scaldare nel microonde. E andrebbe tutto alla grande, se il professionista solitario non si innamorasse della fascinosa Madison (Adria Arjona), che sta cercando di ingaggiarlo per uccidere il marito violento. Così all’improvviso la sua vita viene sconvolta.

Powell trae grande vantaggio da questa situazione difficile: dal fatto che Gary si metta a lavorare sul suo personaggio di cattivo e da come la sua tripla vita rappresenti un pericolo tangibile per lui e Madison. L’unica via d’uscita per Gary è mettere in pratica ciò che predica agli studenti tutto il giorno: che la propria identità non è stabilita a priori e che la propria responsabilità è cambiarla in meglio. Potrebbe sembrare una soluzione facile, ma giustamente Powell la trasforma in un affare complicato. In Hit Man – Killer per caso (presentato fuori concorso – ma con gran successo – a Venezia), Richard Linklater gioca con le nostre aspettative su un film che riguarda un killer, tenendo però un profilo basso, quasi a sminuire il fatto che il film abbia come soggetto l’omicidio prezzolato. Il Gary di Hit Man enuncia letteralmente la tesi del regista: l’identità, per lo più fissata ai nostri ruoli sociali stabiliti, può essere cambiata attraverso la volontà e la pratica. Proprio quello che Gary decide di fare con “Ron”, il suo alter ego killer, per raggiungere la sua idea di una nuova vita per sé stesso e la bella Madison.

Quello a cui assistiamo è quindi un action-comedy imbottito di puro intrattenimento e sottilissima ironia: narrativamente impeccabile, scritto con gran cura e ancor meglio interpretato, Hit Man ruota intorno al gioco di ruoli dei suoi protagonisti, portando in scena temi cinematograficamente efficaci come il continuo rimbalzo tra vero e falso, la maschera e la scoperta della propria identità, il tutto condito con una buona dose di azione, irresistibili sipari comici e battute serrate e costellate di geniali giochi di parole.

Beppe Musicco

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