Thriller con venature horror piuttosto classico nell'impostazione e decente nella confezione. È il secondo film del regista Mark Tonderai e illuminato – è proprio il caso di dirlo – dalla presenza di Jennifer Lawrence, davvero la cosa migliore del film assieme a Elizabeth Shue che nel film interpreta sua madre. Il film offre quello che ci si attende: un incipit violento, dove però i fatti di sangue avvengono fuori campo, apre una vicenda già vista in molti thriller-horror. La vicenda di sangue, la ragazza che arriva in una nuova città: i suoi tentativi di essere accolta nel tessuto sociale e da una comunità che deve convivere con i fantasmi del passato. E l'arrivo di un ambiguo personaggio, Ryan (Max Thieriot) che legherà la sua vita in modo indissolubile con quella della giovane protagonista. Da un soggetto di Jonathan Mostow, il regista di U-571 e Il mondo dei replicanti, lo sceneggiatore David Loucka (Dream House) trae una vicenda semplice semplice che per certi versi guarda all'horror rurale di Non aprite quella porta e compagnia per le ambientazioni campagnole e il senso claustrofobico che in parte la regia di Tonderai riesce a trasmettere. D'altro canto – ed è la cosa più interessante del film – la presenza nel cast di almeno due attrici di serie A come la coppia Lawrence-Shue, molto affiatate tra di loro, permette anche a regista e sceneggiatore un cambio netto di registro. Così alle atmosfere torbide di una prima parte però debole sul piano della tensione, subentra il tentativo di dar corpo ai personaggi anche per l'interpretazione realistica della Lawrence: funziona quindi il suo personaggio, il rapporto burrascoso con la madre iperprotettiva, la dolorosa compagnia che cerca di fare a quel vicino scombiccherato e tanto solo che è il timido e ombroso Ryan. Piccoli spunti di interesse in un film nel complesso piuttosto prevedibile, con una regia più attenta a spiegare i colpi di scena che a realizzarli con cura, che confermano lo straordinario carisma della Lawrence vincitrice poi di un Oscar (Il lato positivo è successivo a Hates), attrice giovanissima ma già in grado da sola di reggere sulle spalle e forse addirittura strappare all'oblio film piatti o addirittura mediocri.,Simone Fortunato