Inaspettata incursione nel thriller spionistico per Joe Wright, noto per gli adattamenti letteraria a volte un po’ troppo calligrafici (Orgoglio e pregiudizio, Espiazione), Hanna nasce da una sceneggiatura rimasta per lungo tempo a Hollywood in cima alle classifiche delle migliori “inspiegabilmente” non prodotte. ,Facile intuire il fascino esercitato su regista e interpreti da un personaggio certamente estremo (e che per certi versi richiama quello di Matt Damon nel primo Bourne), ma con barlumi di inaspettata umanità: una “innocente” con licenza di uccidere che per salvarsi la vita deve ricomporre una visione sospesa tra il linguaggio delle favole (abilmente richiamato in alcuni passaggi fondamentali dalla regia e dalla scenografia) e il ritmo frenetico di uno scontro all’ultimo sangue.,Hanna, infatti, non conosce quasi nulla del mondo, se non la violenza che in esso domina sovrana e di cui pure lei ha imparato a servirsi per proteggersi e attaccare. Un insegnamento esigente e terribile che suo padre Erik, un uomo tormentato e segnato da un passato di agente operativo della CIA, le ha impartito insieme al suo affetto di genitore, nutrito di racconti fantastici e nozioni enciclopediche che faranno apparire la giovane protagonista un pesce fuor d’acqua nel mondo contemporaneo.,Un pesce fuor d’acqua sì, ma più simile a uno squalo che al piccolo Nemo, come si renderanno conto ben presto coloro che l’hanno presa in carico.,Inizialmente concentrata sulla missione di vendicare la madre, una volta libera Hanna scappa braccata da inseguitori letali quanto lei ma molto più spietati. È nella fuga che, attraverso una serie di brevi incontri (con il bonario proprietario di una pensione in Marocco, con il proprietario di un parco giochi, con una coppia iper-progressista e la loro figlia coetanea di Hanna, ma decisamente più normale), Hanna scopre un mondo che non è fatto solo di prede e predatori. ,Un mondo che la sorprende e la affascina anche se la minaccia è sempre pronta ad irrompere in questa momentanea pace per riportare la storia verso un culmine durissimo e spietato, che lascia tuttavia aperto l’orizzonte della libertà, rispetto cui la nostra protagonista, per quanto “preordinata” ha una responsabilità individuale.,Sarebbe stato forse interessante dare più spazio e approfondimento all’incontro-scontro di Hanna con la normalità, mentre il racconto rischia di restare schiavo del suo meccanismo narrativo: personaggi adulti che si contendono Hanna (un bravo Eric Bana nei panni del padre, una forse troppo convenzionale Kate Blanchett in quelli della crudele agente della CIA), ma non sempre riescono a far emergere un fondamentale conflitto di valori che sta dietro al tripudio di scontri e violenze.,Luisa Cotta Ramosino