Piccola e curiosa variazione del genere superhero, anche se alla fine deludente. Hancock è l’eroe sporco di oggi. È sbrindellato, puzzolente, rozzo nel vestire e sboccato nel parlare. E quando compie un’impresa, gli effetti collaterali sono distruttivi. Hancock è Will Smith che sembra essersi divertito un mondo a vestire i panni dello “sporco negro” in lotta per salvare il mondo, tanto bravo a tenere in piedi un film sicuramente originale, ma forse troppo ambizioso e che non ottiene quanto si propone. Tanto che il pubblico si diverte meno del previsto.

Il regista Peter Berg, autore del recente The Kingdom, si concentra molto sugli effetti spettacolari che lo script prevede: balene spiaggiate rigettate nell’Oceano; strade sventrate dall’arrivo improvviso del Nostro, ma non va molto al di là della semplice routine. Anche laddove potrebbe prendere un po’ in giro i supereroi tradizionali non fa mai male eccezion fatta per qualche battuta felice di Hancock, l’eroe politicamente scorretto che non vuole vestirsi in tutina perché gli eroi tradizionali gli sembrano tutti delle checche. Poteva essere un bel personaggio Hancock, l’eroe scandaloso: nero, tamarro, volgare e sempre con la bottiglia in mano. E invece tutto il film sembra funzionale solo a un’esibizione continua di peraltro notevoli effetti speciali. Poco rilievo hanno i due coprotagonisti: Jason Bateman, il PR di Hanckcock, e soprattutto la sbiadita Charlize Theron ridotta a semplice, banalissima spalla. Anche il contesto in cui si muove Hancock sarebbe stato da approfondire: il puritanesimo di certa America che vuole essere salvata solo dagli eroi belli e puliti non è mai scalfita da un’ironia che doveva essere più cattiva e corrosiva. Peccato, perché di tempo ce n’era (il film dura 90 circa e si ha l’impressione che molte sequenze siano state tagliate o accorciate) sia per ampliare ancora più l’aspetto spettacolare, sia per dar un po’ più di corpo a una storia e a personaggi che volano molto basso.

Simone Fortunato