È un’America ottimista e ingenua quella degli anni ‘60 dipinta in “Hairspray”, ma nella quale si intravedono già contraddizioni con le quali dovrà fare i conti poco tempo dopo. Ma per ora l’importante è ballare, per affermare la propria gioventù e la voglia di vivere, a dispetto di quel che pensano gli adulti. È così che la pensa la rotondetta Tracy Turnblad in quel di Baltimora, che desidera sopra ogni cosa comparire nel “Corny Collins Show”, spettacolo televisivo musicale dedicato ai giovani. Remake di un film di John Waters del 1988, e della sua successiva trasposizione teatrale, “Hairspray” è un musical, un genere che non ha mai stancato il pubblico americano che lo considera un classico (come per noi potrebbe essere l’opera lirica). Un po’ meno trasgressivo dell’originale (ai tempi nel ruolo della madre di Tracy c’era il travestito Divine, ora c’è il tranquillizzante John Travolta), il film è una parata di balletti e di canzoni godibilissime nella loro allegria e orecchiabilità, a partire dal “Good Morning Baltimore” di esordio, che ci mostra Tracy come la mascotte di tutta la città. Ricco di camei dei protagonisti della versione precedente (lo stesso regista nel ruolo del maniaco con l’impermeabile, la vecchia protagonista Ricki Lake, Pia Zadora, Jerry Stiller), il film può fregiarsi di un cast di tutto rispetto: Christopher Walken, la strepitosa Michelle Pfeiffer, la rivelazione televisiva Zac Ephron, James Marsden, Queen Latifah e, nel ruolo di Tracy, Nikki Blonski che a dispetto della sua taglia mostra un’energia e una simpatia che fanno sperare per lei una carriera di successi. Di John Travolta abbiamo già detto: è bravo e balla bene anche con un costume imbottito che lo fa apparire una casalinga di 200 chili. Ma sembra sempre che stia recitando in “Pulp Fiction”. Un’attrice di sesso femminile non avrebbe forse fatto meglio?,Beppe Musicco,