Allegra è una giovane donna che soffre di crisi di panico e non esce mai dal proprio appartamento anche se riesce a far credere al fidanzato Michele di essere spesso in viaggio per lavoro. Nello stesso condominio abita Benno, un giornalista televisivo inglese; è un alcolista vicino ormai alla cirrosi epatica tanto che la moglie Brigitte lo convince a entrare in una casa di cura per disintossicarsi.  A causa di un incidente causato da Benno ubriaco, Allegra si trova insieme a lui in ospedale. Tornati a casa, la ragazza non ne vuole sapere inizialmente delle sue scuse ma poi gli chiede di accompagnarla a fare quel viaggio da Roma all’Inghilterra che Michele aveva pensato per loro; un modo per provare a guarire e farsi perdonare dal fidanzato.

Guida romantica ai posti perduti è il terzo lungometraggio di Giorgia Farina, dopo Amiche da morire e Ho ucciso Napoleone. Questa volta la regista si misura con un road movie che parte dall’Italia e arriva in Inghilterra attraversando la Francia. Il suo scopo è quello di trattare in chiave di dramedy da una parte il tema dell’ansia e delle crisi di panico che rendono impossibile una normale vita sociale, dall’altra il dramma dell’alcolismo. Ambizione alta e lodevole per la quale la regista si affida a Jasmine Trinca/Allegra e Clive Owen/Benno (nel cast ci sono anche Andrea Carpenzano nei panni di Michele e Irène Jacob in quelli di Brigitte). Diciamo subito che la coppia non risulta ben assortita; si fatica a vedere una vera sintonia e se Trinca alla fine risulta più nella parte, Owen non riesce ad andare oltre il classico cliché dell’ubriaco e sembra spaesato. Attraverso il viaggio, il rapporto tra loro si dipana in modo prevedibile anche se il destino dei due malati sembra prendere strade contrapposte; da una parte vediamo Allegra migliorare poco a poco e provare a superare i suoi problemi mentre, dall’altra, Benno si rende sempre più conto che non ha così tanta voglia di guarire e di fare quel passo che la moglie auspicava per lui. Il ballo liberatorio e sfrenato dei due al termine del viaggio, porta a un finale malinconico ma troppo brusco e tronco che lascia aperte tutte le possibilità interpretative.

Aldo Artosin