Il Cinema può aiutarci ad aprire gli occhi sulle meraviglie del creato, per esempio sulla volta celeste. È quanto avvenuto domenica 23 agosto, al Meeting di Rimini, durante l’incontro dal titolo “Lo spettacolo del cielo: tra cinema e astronomia”, che non casualmente si è tenuto nello spazio – in vero piuttosto angusto e insufficiente ad accogliere tutti gli interessati – a lato della mostra scientifica “Wonder Bound. Incantati dalla meraviglia” (che raccoglieva straordinarie immagini astronomiche realizzate dai telescopi spaziali Hubble e James Webb). L’incontro partiva da una riflessione: l’esperienza dello stupore davanti all’immensità del cielo stellato e le relative domande esistenziali sono state oggetto di interesse per molti registi che di rimando hanno cercato di proporre lo spettacolo del cielo sullo schermo.

Il presidente di Sentieri del Cinema, il giornalista e critico cinematografico Beppe Musicco, insieme all’astronoma Anna Miotello ha accompagnato gli spettatori intervenuti in un itinerario cinematografico davvero “spettacolare”. A introdurre la carrellata la breve ma significativa scena di Amarcord (1973) di Federico Fellini in cui un gruppo di amici guarda il cielo stellato e uno di loro, con la tipica cadenza romagnola, contempla ammirato «milioni e milioni e milioni di stelle» e si chiede come faccia a reggersi «tutta ’sta baracca». Una delle scene più belle del celebre film.
Dopo questa introduzione, Musicco ha parlato anche di Nomadland (2020), film super premiato della stagione a cavallo della pandemia da Covid diretto da Chloé Zhao e interpretato da una grande Frances McDormand, mostrando anche la scena in cui lei e altri personaggi guardano le stelle e stendono le mani, così che i fotoni della luce di distanti galassie si posino anche sui loro palmi. Quindi sono stati mostrati alcuni istanti di meraviglia assoluta di The Tree of Life di Terrence Malick (2011), con un piccolo estratto della scena in cui si forma e si svela l’universo: nel film è una lunga sequenza realizzata – ha spiegato Anna Miotello – con telescopi scientifici all’avanguardia.

Si è passati poi a Elio (2025) film di animazione della Pixar, con un bambino – orfano dei genitori – che entrando per caso in una mostra vede un filmato della sonda Voyager e immagine di diventare un viaggiatore dello spazio. E se si parla di viaggi nello spazio, non si può non pensare a 2001: Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick, film che ha cambiato il genere della fantascienza, con il celebre viaggio dell’astronave Discovery verso Giove.

«Tutto lo sviluppo tecnologico parte dalla meraviglia» ha ricordato la scienziata Anna Miotello. «La fantascienza è una modalità con cui l’uomo cerca di capire con le sue domande come potrebbe essere il cosmo». Da qui il passaggio a Contact (1997) di Robert Zemeckis, in cui una scienziata, interpretata da Jodie Foster, passa da un atteggiamento aridamente razionalista a uno di apertura di fronte a ogni possibilità offerta dalle sue esplorazioni spaziali, che arrivano fino a nuovi mondi e a “marziani”, con un’empatia particolare dato che «prendono l’aspetto di una persona cara: suo padre, che la introdusse alla passione per le stelle e lo spazio», come ha spiegato Musicco.

Quindi è stata la volta di Interstellar (2014) di Christopher Nolan, dove una storia riguardante lo studio dei buchi neri – con grande accuratezza sia nelle spiegazioni che nelle immagini, davvero “immersive” ha confermato Anna Miotello – si accompagna a una storia emotivamente molto intensa.

Infine, un film completamente diverso come Una storia vera (1999) di David Lynch, con l’anziano protagonista che attraversa gli Stati Uniti con il suo trattore per andare a trovare il fratello malato, con cui non parla da molti anni. La scena in cui i due, finalmente riconciliati, contemplano insieme il cielo stellato è la bella e degna conclusione di un grande film.

Antonio Autieri

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